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Rinvio udienza, avvisi congrui

Tutto da rifare. Serve un nuovo giudizio di riesame se il giorno dell’udienza è spostato e il cambio di programma risulta annunciato via Pec con un messaggio che dà all’avvocato solo due ore di tempo per andare in tribunale, anche se il difensore ha disposto del tempo minimo previsto dalla legge per la preparazione dei mezzi difensivi: ciò che conta è che non viene messo in condizioni di essere presente in aula, specie se si considera che il suo studio si trova in una città diversa dal luogo in cui si celebra il processo. È quanto emerge dalla sentenza 24697/14, pubblicata l’11 giugno dalla quinta sezione penale della Cassazione.

Accolto il ricorso dell’indagato contro il rigetto della richiesta di riesame della custodia in carcere. L’udienza è originariamente fissata per il 18 novembre scorso, come risulta dal messaggio di posta elettronica certificata l’11 novembre. Ma la mattina del 15 arriva un altro messaggio dallo stesso ufficio in cui si comunica che l’udienza è anticipata alle 12,30 dello stesso giorno, per sopravvenute esigenze dell’ufficio. L’avvocato allora manda un fax per spiegare che è impossibile per lui essere presente due ore dopo in tribunale. Il fascicolo allegato dal legale parla chiaro: l’avviso risulta emesso in violazione dell’articolo 309 comma 9 Cpp. Il diritto di difesa risulta invece pregiudicato nel caso in cui il difensore è stato sostanzialmente allertato della fissazione della udienza, sia pure con tre giorni di anticipo, ma in relazione ad una data diversa rispetto a quella effettiva, e a questa successiva. In questo caso, sebbene il legale abbia disposto del tempo minimo previsto dalla legge per la preparazione dei propri mezzi difensivi, tuttavia non è stato messo nelle condizioni obiettive per predisporre anche i mezzi per la trasferta e per garantire la presenza in udienza, soprattutto tenuto conto della distanza apprezzabile esistente tra il luogo di ubicazione dello studio professionale (Roma) e quello della causa (Torino). Si configura dunque la nullità di ordine generale. Ciò comporta l’annullamento del procedimento e conseguentemente del provvedimento impugnato, ma non la inefficacia della misura. La parola torna al Riesame.

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