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Rinvio sulle pensioni. Per il Sud 10 miliardi

Sulla flessibilità delle pensioni Matteo Renzi conferma il rinvio: «Non abbiamo ancora trovato — dice il presidente del consiglio davanti alle telecamere di Che tempo che fa — la soluzione per consentire di andare in pensione un paio d’anni prima. Se si interviene senza saggezza si fa danno, quindi proporremo la soluzione nel 2016 quando i numeri saranno chiari». Niente intervento nella Legge di Stabilità, dunque, che invece prevederà un nuovo intervento in favore degli esodati, i lavoratori che rischiano di rimanere senza stipendio e senza pensione.
Nel disegno di legge che il consiglio dei ministri approverà giovedì mattina l’ultimo capitolo da chiudere è quello sul piano per il Sud. Ma sembra ormai chiaro che gran parte del dossier prenderà la forma di investimenti sulle infrastrutture. L’intervento avrà un valore complessivo di circa 10 miliardi di euro. Di cui 3 miliardi sono risorse nuove, liberate dalla cosiddetta clausola per gli investimenti che dovrebbe avere il via libera da Bruxelles. Mentre gli altri 7 arrivano dallo sblocco e dalla parziale riprogrammazione di stanziamenti già previsti ma finora utilizzati in parte. Le risorse saranno utilizzate in gran parte per le opere previste dai patti che il governo e le Regioni del Sud stanno chiudendo in queste settimane. Ci sono l’alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari, quella fra Salerno e Reggio Calabria, c’è l’autostrada Messina-Catania-Palermo. Ci sono il porto di Gioia Tauro e quello di Taranto.
Più complessa, invece, la partita sugli incentivi per le imprese che potrebbero essere concentrati nel Mezzogiorno. La decisione finale potrebbe arrivare oggi, con una serie di incontri in programma per sciogliere gli ultimi nodi dell’intero disegno di legge di Stabilità. Sembra archiviata l’idea di far durare più a lungo, solo nelle Regioni del Sud, gli sconti sui contributi per i contratti a tempo indeterminato. Dal 2016 dureranno due anni invece dei tre adesso, con un tetto di 4 mila euro invece che di 8 mila. Ma questo andamento «a scalare» dovrebbe riguardare tutto il territorio nazionale. Il ministero dell’Economia pensava di rafforzare nel Mezzogiorno il super ammortamento per chi reinveste in azienda, ufficializzato due giorni fa. Matteo Renzi ha detto che sarà possibile detrarre il 140% del valore dei beni strumentali, la soglia potrebbe essere ancora più alta per le aziende del Meridione. Ma l’ipotesi non convince Palazzo Chigi. Resta in piedi l’ipotesi di anticipare, sempre solo per il Sud, il taglio dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società.
In realtà molto dipende da come saranno chiusi gli altri capitoli della Stabilità. Con una certa prudenza su tutte le voci: il via libera di Bruxelles sulla cosiddetta clausola migranti appare tutt’altro che scontato e senza quell’ok l’Italia perderebbe 3 miliardi di euro come margini di flessibilità. Confermata l’idea di cambiare la forma del vecchio bonus da 80 euro. Oggi è una prestazione sociale, che fa aumentare la spesa pubblica. Dal 2016 diventerà tecnicamente una detrazione, alleggerendo così la pressione fiscale, che l’anno prossimo dovrebbe scendere al 42,6% del Pil rispetto al 43,1. Per far questo sarà necessario legare il valore del bonus al livello del reddito di chi lo incassa. Le variazioni, però, saranno minime.
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