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«Rinvio pareggio ok ma rafforzare i conti»

La Commissione europea ha rivolto ieri all’Italia otto raccomandazioni, sottolineando l’urgenza di riformare il settore bancario, la pubblica amministrazione, il mercato del lavoro; prevedendo volta per volta scadenze precise entro le quali adottare le misure di riforma. Consapevole del malcontento sociale emerso dalle ultime elezioni europee, sul fronte del deficit Bruxelles ha dato a Roma il beneficio del dubbio. Non ha bocciato la richiesta italiana di avere più tempo per portare il bilancio in pareggio, ma ha pur chiesto “sforzi aggiuntivi” nel 2014.
Dopo un lungo lavorio tecnico e difficili negoziati diplomatici, il pacchetto di raccomandazioni presentato dalla Commissione, che verrà discusso dal Consiglio nelle prossime settimane, ricalca per molti versi le previsioni della vigilia. Delle otto raccomandazioni, una sola è relativa alle finanze pubbliche; le altre riguardano tutte l’economia nel suo insieme, fino a toccare il sistema scolastico. Sul versante dei conti pubblici, l’esecutivo comunitario ha optato per una posizione compromissoria.
La Commissione europea ha osservato che dal suo punto di vista l’aggiustamento strutturale previsto dal governo Renzi quest’anno è di appena 0,2 punti percentuali, rispetto ai 0,7 punti percentuali previsti dalle regole europee. Tenuto conto di uno scenario economico «leggermente ottimistico», l’esecutivo comunitario è «del parere che siano necessari sforzi aggiuntivi, in particolare nel 2014, per garantire la conformità ai requisiti del patto di Stabilità e di Crescita».
In una conferenza stampa, a una precisa domanda sulle richieste di Bruxelles a Roma, il commissario agli affari economici Olli Rehn è stato più preciso. Ha detto che l’Italia deve «rafforzare le misure di bilancio» già previste dal governo, ed essere pronta a introdurre «misure aggiuntive, se necessario». Ha poi aggiunto di essere consapevole «della fragilità della ripresa economica» nel paese. «Dovesse il paese tornare in recessione, le regole di bilancio consentirebbero di rivedere gli impegni».
A una successiva domanda sulla dimensione di un’eventuale manovra, Rehn si è limitato a parlare della necessità di «un aggiustamento strutturale adeguato». Ma ha aggiunto, a mo’ di avvertimento: «È importante sottolineare che rinviare il raggiungimento degli obiettivi di medio termine non pone l’Italia in una buona posizione nei confronti delle regole che ha sottoscritto e che ha inserito nella Costituzione». In fondo, Bruxelles ha tentato di quadrare il cerchio. Ha dovuto fare notare lo scostamento di bilancio, ma non ha voluto chiedere espressamente una nuova manovra.
A suo tempo, il governo Renzi aveva chiesto a Bruxelles di poter rinviare al 2016 il raggiungimento del pareggio di bilancio, citando la difficile situazione economica e gli sforzi già compiuti (si veda Il Sole 24 Ore del 17 aprile 2014). In un primo canovaccio delle raccomandazioni circolato nel fine settimana, questa richiesta era stata bocciata tout court. Durante le trattative di questi giorni tra Roma e Bruxelles, il giudizio perentorio è stato eliminato dal testo, grazie in particolare ai buoni uffici del commissario all’Industria Antonio Tajani.
La cancellazione di questo giudizio non è banale. Evitando la bocciatura, il governo Renzi può dire che il suo impianto di politica economica – basato su tagli alla spesa, privatizzazioni, riforme strutturali – rimane in piedi. Si faranno i conti a fine anno. Per di più, se la richiesta italiana fosse stata respinta, anche l’istanza del governo di avere maggiore flessibilità sugli impegni di riduzione del debito pubblico si sarebbe arenata. A modo suo, Bruxelles scommette sulla rinnovata stabilità politica italiana, sperando che le promesse non verranno disattese, come spesso in passato.
Nelle sue altre raccomandazioni, la Commissione introduce per la prima volta scadenze precise entro cui adottare le riforme richieste, in particolare chiedendo di attuare la legge delega di riforma fiscale entro il marzo 2015. È la prima volta che succede all’Italia (in passato è capitato alla Slovenia). Per certi versi, la scelta può sembrare politicamente invasiva, ma come non notare che è compatibile con la promessa del premier Matteo Renzi di una riforma al mese? Il rispetto dello stesso scadenzario potrà far comodo anche al governo, quando si tratterà di negoziare con Bruxelles margini di flessibilità nella riduzione del debito.
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