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Rinvio Imu e un tetto alla Tasi

Rinvio al 26 gennaio 2015 della scadenza per il pagamento dell’Imu sui terreni montani. Esenzione dall’imposta municipale per i macchinari «imbullonati». Estensione anche al 2015 del tetto al 2,5 per mille per le aliquote Tasi, elevabile al 3,3 per mille nei soli comuni che prevedono detrazioni a favore delle abitazioni principali. Ulteriori misure di alleggerimento del Patto di stabilità interno, grazie soprattutto alla riproposizione degli incentivi ai governatori che cederanno quote a favore di province e comuni.

Sono queste le principali novità per gli enti locali contenute negli emendamenti al disegno di legge di Stabilità 2015 presentati dal governo e dai relatori in commissione bilancio al Senato.

Imu. È arrivata sul filo di lana l’attesa proroga della scadenza per il pagamento dell’Imu sui terreni finora considerati esenti in quanto collocati in comuni montani o parzialmente montani. Il termine slitta da oggi, 16 dicembre, al 26 gennaio 2015: vista l’urgenza dell’intervento, il rinvio è stato anticipato con un decreto legge pubblicato in queste ore in Gazzetta Ufficiale, ma che non verrà convertito, visto che i suoi contenuti confluiranno nella stabilità.

Come noto, la questione nasce con l’art. 22 del decreto «Irpef», che ha previsto di ridisegnare la mappa delle esenzioni per i terreni montani, con l’obiettivo di recuperare 350 milioni di maggior gettito (già utilizzati per finanziare il bonus da 80 euro). Tale previsione è stata attuata con grave ritardo, tanto che il decreto interministeriale attuativo è stato approvato solo a fine novembre e pubblicato sulla G.U. del 6 dicembre scorso.

Oltre a un evidente problema di tempi, i parametri fissati da tale provvedimento hanno creato una vero e proprio moto di indignazione tra professionisti e contribuenti. Non convincono le tre fasce altimetriche scelte per individuare i comuni esenti e quelli che invece dovranno chiamare alla cassa i proprietari, né la decisione di calcolare l’altitudine dell’ente prendendo come riferimento la casa comunale (nei comuni montani spesso situata più in basso, sul fondo valle, rispetto alla maggior parte del territorio municipale). Inoltre, manca un parametro per distinguere, a parità di altitudine, i terreni di valore da quelli marginali.

Per ovviare, il Governo aveva pensato ad un rinvio più lungo, che consentisse di ripensare in toto la questione, ma alla fine sono prevalse le ragioni contabili della Ragioneria dello Stato che ha imposto di non andare oltre gennaio. È evidente, tuttavia, che in un intervallo di così breve, difficilmente si potrà mettere mano a un restyling a 360 gradi dei criteri di imposizione così come richiesto dagli operatori del settore agricolo e dai professionisti contabili.

La nuova disciplina, quindi, non verrà cancellata subito, ma solo congelata per qualche settimana. Poi occorrerà comunque pagare. Il rinvio, inoltre, non eviterà l’ennesima sforbiciata a carico dei municipi. Per compensare la riduzione, ai sindaci sarà consentito comunque tenere conto dell’Imu attraverso un «accertamento convenzionale». Quest’ultimo dovrà essere effettuato dai comuni sulla base degli importi loro decurtati sul fondo, che sono frutto delle stime di incasso effettuate dagli uffici ministeriali e riportare nell’allegato al decreto congelato. Viceversa, i comuni che perderanno gettito lo recupereranno attraverso un aumento del loro fondo.

L’emendamento risolve anche la questione dell’aliquota, che molti comuni non avevano fissato: in tal caso, si dovrà applicare quella base (7,6 per mille). Negli altri casi, invece, si pagherà di più o di meno in base alle decisioni dei sindaci.

Macchinari «imbullonati». Come annunciato, è stata prevista l’esclusione dalla rendita catastale degli immobili ad uso produttivo di quelle componenti che siano prive dei requisiti di «immobiliarità», ossia stabilità nel tempo rispetto alle componenti strutturali dell’immobile. È il caso dei macchinari fissi ma smontabili, finora assoggettati a tassazione. La norma recepisce quanto già chiarito dalla circolare n. 6/2012 dell’Agenzia del territorio e varrà nelle more della revisione del catasto.

Tetto alle aliquote Tasi. Con un altro emendamento, il governo ha esteso anche al 2015 il tetto massimo all’aliquota della Tasi, che come quest’anno non potrà superare il 2,5 per mille. Faranno eccezione (come già accaduto nel 2014), i soli comuni che prevedranno a favore delle abitazioni principali e degli immobili a esse equiparati detrazioni o altre misure di defiscalizzazione tali da generare effetti sul carico d’imposta equivalenti o inferiori a quelli prodotti dalla vecchia Imu: in tal caso, l’aliquota Tasi potrà essere elevata di un ulteriore 0,8 per mille, spingendosi fino al 3,3 per mille. Rimane confermato l’altro tetto che vieta di superare, nella somma fra aliquota Tasi e aliquota Imu, il 10,6 per mille (o l’11,4 nel caso di «super Tasi»). Viene quindi confermata la scelta dell’Esecutivo di non rivoluzionare, per il momento, sull’assetto della fiscalità comunale: niente «local tax», in altre parole, ma conferma dell’attuale disciplina, basata sulla Iuc, ossia su un tributo solo apparentemente unico, ma in realtà articolato sulle tre gambe Imu-Tasi-Tari.

Sconti sul Patto. Una buona notizia per province e comuni è rappresentata dal rifinanziamento del cd Patto regionale verticale incentivato: anche per il 2015 le regioni che cederanno quote di Patto agli enti locali per sbloccare pagamenti otterranno un contributo in termini di cassa, per un totale di 1 miliardo. La misura (grazie al moltiplicatore che assegna ai governatori l’83,33% degli spazi ceduti) vale fino a 1200 milioni di maggiori pagamenti (di cui il 75% a favore dei comuni e il 25% a favore di province e città metropolitane), che dovranno riguardare debiti commerciali di parte capitale maturati alla data del 30 giugno 2014.

Altri sconti sul Patto sono previsti per i contributi (45 milioni annui per il triennio 2015-2017) a favore dei comuni di Casale Monferrato e di Napoli-Bagnoli per proseguire le bonifiche dei siti contaminati dall’amianto, nonché a favore degli enti di area vasta per le spese nell’edilizia scolastica (50 milioni annui nel biennio 2015-2016).

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