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Rinuncia alla pace in udienza

di Antonio Iorio

Il contribuente può rinunciare alla definizione della lite mediante esplicita dichiarazione in udienza. In questo caso la discussione del ricorso non può essere rinviata. A chiarirlo è la Ctp di Reggio Emilia, con la sentenza n.157/4/2011 (presidente e relatore Montanari) depositata lo scorso 14 ottobre con riferimento al ricorso presentato da un contribuente in materia di imposta di registro che aveva tutti requisiti previsti per rientrare nella definizione delle liti e quindi beneficiare della prevista sospensione.

La decisione dei giudici appare peraltro conforme all'orientamento della stessa amministrazione la quale ha chiarito che per poter beneficiare della definizione, e quindi della sospensione, occorre farne espressa richiesta in udienza. Ne consegue che se il contribuente, come nel caso in questione, ha, al contrario, espressamente dichiarato di non volersi avvalere della definizione, non avrebbe avuto alcun senso sospendere il procedimento.

La sentenza poi tratta un altro aspetto particolarmente delicato relativo all'imposta di registro: l'amministrazione deve esaminare, ed eventualmente riqualificare l'atto, attraverso l'esame della natura dell'atto stesso e dei suoi effetti, senza poter rinvenire altrove elementi che facciano presumere una diversa qualificazione giuridica.

Ne consegue che un atto di compravendita di un fabbricato non può essere riqualificato atto di vendita di aree fabbricabili, e quindi soggetto a un tassazione maggiore, solo perché, antecedentemente alla cessione, la proprietà aveva presentato al comune la Dia con la richiesta di demolizione degli stessi fabbricati.

Nella specie l'Agenzia contestava la compravendita di tre fabbricati e annesse aree in quanto, nell'atto di registrazione, veniva applicata l'aliquota del 7% prevista per i trasferimenti aventi a oggetto fabbricati. In realtà, secondo l'Ufficio, si trattava di compravendita di aree fabbricabili sottoposte a una maggiore imposta (8%). Ciò era sostanzialmente desumibile dalla denuncia di inizio di attività presentata al Comune dal venditore, avente a oggetto la demolizione di fabbricati fatiscenti edificati da oltre 60 anni privi di valore. Ne conseguiva che l'atto, a norma dell'articolo 20 del Dpr 131/86, doveva riqualificarsi come compravendita di area edificabile e non cessione di fabbricati, con applicazione di una maggiore imposta.

Si ricorda che in base al citato articolo 20, l'imposta di registro è applicata secondo l'intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente. La Ctp, cui si era rivolta il contribuente, ha ritenuto, nella specie, non legittimo l'operato dell'ufficio, fornendo sul punto un'articolata e approfondita motivazione.

Secondo i giudici, infatti, nell'applicare la norma citata, occorre tener presente la natura dell'imposta di registro. Essa ha il proprio presupposto, e il conseguente riferimento in termini di capacità contributiva, nell'atto come entità autonoma. La tassazione si cristallizza al momento del perfezionamento dell'atto risultando del tutto irrilevanti le vicende successive o il comportamento delle parti non desumibile dall'atto stesso. Ne consegue che l'Agenzia può certamente prescindere dalla forma attribuita all'atto dalle parti ma, nell'esercizio del potere di accertamento, deve limitarsi alla riqualificazione giuridica del citato atto, senza attribuire rilievo ad altre vicende o elementi esterni.
 

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