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“Rinnovo del prestito ma non del programma” Atene gioca l’ultima carta

Più passano le (poche) ore che separano la Grecia dalla bancarotta, più sale la tensione, più il governo di Atene si arrampica sugli specchi per trovare una soluzione che eviti il default e allo stesso tempo gli salvi la faccia nei confronti della propria opinione pubblica. Dopo il fallimento dell’Eurogruppo lunedì, ieri anche l’Ecofin si è chiuso senza risultati concreti. Ma in serata fonti vicine al governo greco hanno fatto sapere che oggi il premier Tsipras e il ministro delle Finanze Varoufakis chiederanno una estensione di sei mesi del prestito europeo, distinta però dal memorandum che vincola la Grecia ad un programma di riforme e di tagli della spesa pubblica. Altre voci, raccolte dal Wall Street Journal , riferiscono che il premier greco insiste per chiedere la convocazione di un vertice straordinario dei capi di governo. «Il negoziato con i nostri partner non è una questione tecnica ma profondamente politica. La soluzione all’impasse non arriverà dai tecnocrati, ma dai leader politici» avrebbe detto Tsipras. Entrambe le richieste hanno scarse possibilità di venire accolte. Secondo Varoufakis, l’idea di sganciare il rinnovo del prestito dal rinnovo del programma e del memorandum sarebbe stata avanzata lunedì in una proposta del commissario per gli affari economici Pierre Moscovici, ma poi ritirata per iniziativa del presidente dell’Eurogruppo Joeren Dijsselbloem. Difficile avere conferma di questa interpretazione, visto che lo stesso Moscovici ha dichiarato che «non c’è alternativa ad una proroga del programma». Comunque, se anche c’è stato un tentativo di trovare una soluzione più favorevole ad Atene, è stato chiaramente bocciato dai ministri dell’eurozona. «Se il programma non si conclude come concordato, andiamo verso una situazione difficile. Solo la Grecia può decidere se vuole restare nell’euro», ha commentato il ministro tedesco Schauble. E ieri la Commissione è stata netta: «Non esiste un piano B per la Grecia».
Quanto al vertice straordinario, l’ipotesi è già stata smentita lunedì dal presidente dell’Eurogruppo. I capi di governo potranno discutere del nuovo programma per il salvataggio di Atene solo dopo che i greci avranno chiesto un prolungamento di quello attuale. La soluzione più probabile è che la richiesta greca di proroga del prestito autorizzi comunque la convocazione di una riunione straordinaria dell’Eurogruppo, probabilmente venerdì. E che in quella sede si cerchi di soddisfare tutte le parti in causa e di sbloccare la situazione.
Sulla ricerca di un compromesso è al lavoro il governo italiano. Ieri Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan hanno avuto una conversazione telefonica con Tsipras al quale avrebbero promesso di impegnarsi per cercare di superare l’isolamento di Atene. Roma resta ottimista sulla possibilità di individuare, entro la settimana, una terminologia che consenta il rinnovo del prestito e il salvataggio della Grecia. Ma qualsiasi accordo possa essere trovato alla prossima riunione straordinaria non dovrà soltanto soddisfare i «falchi» dell’Eurogruppo. Il rinnovo del finanziamento alla Grecia, per diventare esecutivo, dovrà infatti anche superare l’esame dei parlamenti tedesco, olandese, finlandese ed estone: quattro assemblee legislative largamente dominate da forze ultra rigoriste. «La Grecia non accetta condizioni e ultimatum, e non si sottomette a nessun ricatto psicologico», ha affermato ieri Tsipras. Ma i margini di manovra che ha davanti a sè stanno diventando sempre più stretti.
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