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Rinnovabili, l’Italia arretra A rischio gli obiettivi Ue

Campioni nelle energie rinnovabili? All’apparenza sì. In Italia molto abbiamo fatto. E molto abbiamo speso, visti i 12 miliardi l’anno abbondanti che vengono tuttora prelevati dalle bollette per finanziare la corsa al “verde”. Una corsa che ci ha garantito, nell’ultimo decennio, il pieno rispetto degli obiettivi concordati con l’Europa. Ma ora? Ecco la sgradita sorpresa. Il “campione” tira la cinghia. E rischia di mancare clamorosamente impegni che abbiamo preso (o meglio, che l’Europa ci ha imposto) al 2030. Perché i vecchi sussidi ventennali sono in progressivo esaurimento e i nuovi non ci sono. Nel frattempo i pannelli solari e le pale eoliche che popolano l’Italia hanno bisogno di molte manutenzioni e moltissime sostituzioni. Risultato: non solo non si va avanti ma si rischia di arretrare. Un segnale, preoccupante, c’è già: nel 2016 il fotovoltaico italiano, complice il minor irraggiamento solare, ha prodotto l’1,7% di elettricità in meno rispetto al 2015. E così rischiamo di annullare un patrimonio, di metterci nei guai con la Ue e di creare perfino qualche problema all’equilibrio del nostro sistema elettrico, che stava tentando faticosamente di amalgamare a colpi di tecnologie e investimenti il nuovo mix tra le energie rinnovabili e la classica generazione termoelettrica.
La denuncia, fortunatamente correlata con alcuni buoni consigli, viene dall’ultimo rapporto Irex predisposto dagli analisti Althesys Strategic Consultant, che sarà presentato martedì prossimo 11 aprile a Roma.
«Serve una nuova politica mirata, che magari punti più sulla qualità degli interventi che sulla quantità dei denari elargiti. E serve una grande iniziativa sul fronte normativo per facilitare le installazioni anche di piccola taglia con strumenti di supporto indiretto come le detrazioni fiscali» sintetizza l’economista Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys.
La diagnosi che ci rimprovera e ci sprona. Ci rimprovera perché stiamo appunto sprecando quanto avevamo ben impostato. Ci sprona perché ci dice almeno tre cose che dovrebbero convincerci ad un nuovo impegno. La prima: le rinnovabili non sono solo una scelta obbligata per pulire l’ambiente e tentare di affrancarci la crescente import di materie prime petrolifere, ma sono sempre di più e sempre più rapidamente un affare in termini di competitività economica. La seconda: lavorando sulle semplificazioni burocratiche e normative la convenienza degli impianti fotovoltaici in Italia potrebbe salire in maniera sensibile, anche senza nuovi super-incentivi. Terza ragione: le strategie del mercato elettrico si sono ormai assestate uno scenario prospettico che sconta in progressivo aumento delle quote di rinnovabili, orientando gli operatori ad una parallela contrazione degli investimenti sul termoelettrico, e addirittura a piani di dismissione delle centrali classiche. Da uno scenario di complessiva eccedenza si è passati negli ultimi mesi a un sostanziale equilibrio tra fabbisogno e capacità di produzione di elettricità. Che ora potrebbe lasciare il posto, paradossalmente, ad una nuova penuria.

Federico Rendina

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