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Rinnovabili, incentivi a 6-7 miliardi l’anno

di Jacopo Giliberto

Il taglio agli incentivi per l'energia fotovoltaica sarà più severo con il crescere delle dimensioni della centrale solare. Una limatura leggera per i pannelli sul tetto della villetta o del capannone industriale, stimabile tra l'1 e il 3% in meno, ma una sforbiciata robusta del 20% alle estensioni di ettari coltivati a silicio e luce del sole. È quanto prevede la bozza del decreto interministeriale sugli incentivi alle fonti rinnovabili sul quale partirà oggi il confronto con le Regioni. Questo testo era previsto entro fine aprile dal decreto legislativo "Romani" con cui il 3 marzo veniva congelato il "terzo conto energia" appena introdotto, per passare subito al "quarto conto energia".

Ieri la più recente versione del testo, oggetto di ritocchi tra i tecnici dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente. Nel provvedimento si prevedono incentivi compresi tra i 6 e i 7 miliardi l'anno – non è un tetto ma un'indicazione – e un obiettivo di 23mila megawatt di produzione fotovoltaica entro il 2016.

Anche questa nuova versione degli incentivi incontra proteste, soprattutto degli ecologisti, dell'opposizione politica e delle aziende del settore; oggi è previsto il primo sciopero del comparto, con manifestazione a Roma.

In sostanza, il nuovo decreto prevede per il 2011 e 2012 un periodo transitorio di riduzione progressiva degli incentivi. Le riduzioni sono morbide per i piccoli impianti fino ai 200 chilowatt di potenza, cioè gli impianti domestici e sul tetto di piccole e medie imprese. Riduzioni assai più significative per i grandi complessi.

Una discussione molto complessa tra lo Sviluppo economico e l'Ambiente ha riguardato la definizione dei piccoli impianti: cioè se considerare piccoli (e quindi meglio finanziati) solamente quelli istallati sul tetto (Sviluppo economico) oppure anche quelli su pensiline e altre pertinenze (Ambiente). Inoltre si è cercato di evitare che qualcuno, per godere l'incentivo più cospicuo, frazionasse una grande centrale in tanti lotti da 200 chilowatt.

Dal 2013 si passerà a un modello tedesco di incentivazione. L'aiuto scenderà con il calare dei costi della tecnologia. I costi di acquisto dei pannelli al silicio negli ultimi quattro anni sono scesi del 40% e si stima che entro il 2015 scenderanno di un altro 40%, mentre la tecnologia assicurerà un aumento del loro rendimento.

Con i 23mila megawatt previsti al 2016 si ipotizza di arrivare alla cosiddetta grid parity, cioè la produzione fotovoltaica avrà costi pari alle altre tecnologie energetiche e potrà sostenersi senza bisogno di incentivi: è quell'effetto che il secondo conto energia e il decreto "salva Alcoa" non avevano raggiunto, aiutando invece gli investimenti speculativi. In altre parole, l'obiettivo è passare dall'industria degli istallatori e degli investitori speculativi all'industria che produce e innova.

Sono stati mediati gli approcci drastici, sia quell'obiettivo blindato di 8mila megawatt e i tagli fortissimi agli incentivi delineati all'inizio dal ministro Paolo Romani, ma anche le distorsioni opposte come la compravendita di autorizzazioni (con il decreto "salva Alcoa" le quotazioni di un'autorizzazione per un megawatt fotovoltaico arrivavano a 500mila euro).

La discesa degli incentivi è meno ripida, ma simile nella struttura, a quella che si sta applicando in Germania, dove si riesce a salvare la redditività degli investimenti e l'industria del fotovoltaico. I grandi produttori mondiali del settore fotovoltaico (come statunitensi e cinesi) sono d'accordo su ritorni nell'ordine dell'8-10% per evitare incentivi troppo speculativi del 16-18% che possano suscitare crisi di rigetto come quella avvenuta in Spagna.

Qualche commento tra i tanti. Le fonti rinnovabili potrebbero creare altri 90mila posti di lavoro per un valore tra i 28,6 e i 42,3 miliardi entro il 2020, afferma lo studio Irex presentato ieri da Althesys. Allarme del Wwf: per Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf Italia, «anche se si spaccia per meccanismo alla tedesca, il decreto fissa limiti legati all'obiettivo, quando ogni risultato superiore alle attese sulle rinnovabili andrebbe auspicato e promosso». I tagli «non sono sostenibili dall'industria» e le imprese «hanno già annunciato la cassa integrazione per migliaia di persone», avverte Gianni Chianetta (Assosolare). E per Giorgio Guerrini, presidente della Confartigianato, «il provvedimento non offre certezze su 85mila imprese e 150mila posti di lavoro».

 

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