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Rinnovabili con 2 euro in bolletta

di Pasquale Scordino  


Al mese, l'energia rinnovabile costa quanto un cappuccino e una brioche. Conti alla mano, è di 2 euro su 35 l'impatto delle fonti «pulite» sulla bolletta delle famiglie. Il resto, sono costi delle «non rinnovabili» (20,87 euro), Iva (3,19 euro), imposte varie (1,85) e, nascosto sotto sigle e definizioni tecniche, qualche altro euro, che al consumatore, probabilmente, non spetterebbe sborsare. Per esempio? gli aiuti alle assimilate elargiti con il Cip n. 6/92, 0,67 euro, i regali a grandi consumatori, quali i premi per l'interrompibilità, 0,14 euro, il decommissioning delle vecchie centrali nucleari, 0,3 euro. Dulcis in fundo, l'Autorità per l'Energia elettrica e il gas imputa alle famiglie anche 0,621 euro di oneri sostenuti dai produttori da fonti fossili per l'acquisto di Certificati Verdi, classificando tali oneri-ricarichi come un beneficio per le rinnovabili. In sostanza, è il consumatore che paga la penalità di chi produce in maniera «non verde». A passare la bolletta ai raggi X è una ricerca del Gruppo di sistemi elettrici per l'energia della Facoltà di Ingegneria dell'Università della Calabria.

Oggetto di prossimo referendum, ma anche di polemica politica, il nucleare oggi è proposto come alternativa economicamente più conveniente rispetto alla produzione di energia pulita. E quando si sente parlare di convenienza il riferimento è alle tasche degli utenti finali.

Guardando ai numeri, però, la spesa dei consumatori per la green energy, oggi, risulta essere il 5,7% della spesa totale.

Il resto, per larga parte, è direttamente influenzato dalle importazioni, ossia dall'andamento del gas e del petrolio acquistato all'estero. Anche Stato e governo locale ci mettono del loro, visto che la componente fiscale sul totale spesa rappresenta il 14,4%, ovvero due volte e mezzo il costo delle rinnovabili.

Raccolta che non viene veicolata al miglioramento del servizio e al potenziamento delle infrastrutture, anzi. Non è un caso isolato quello registrato su alcune dorsali dell'Appennino, in cui una parte dell'energia eolica viene persa, perché non prodotta a causa di una rete di trasmissione inadeguata rispetto alla produzione.

Fare chiarezza sui numeri è dunque fondamentale, e occorre farlo guardando agli obiettivi europei previsti per il 2020, in modo da mantenere nel tempo dei livelli di spesa in bolletta sostenibili. Il legislatore e l'Autorità però devono fare chiarezza almeno su due punti.

Il primo è creare le condizioni per favorire lo sviluppo degli impianti alimentati da fonti rinnovabili con investimenti sulla rete. Evitando così di trovarsi con un'offerta crescente di energia verde, da remunerare anche se non prodotta per ripagare i produttori del mancato duplice introito dalla vendita e dall'incentivo sulla produzione.

Il secondo è garantire il soddisfacimento del criterio di equità stabilito dall'Unione europea e cioè che sia l'inquinatore a pagare, in proporzione al danno che provoca, evitando la cessione di responsabilità dal produttore-inquinatore all'utente finale.

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