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Rimpatrio, c’è la proposta di legge

Il cammino della voluntary disclosure – il provvedimento che traccia il percorso di rientro dei capitali “non fiscalmente dichiarati” detenuti all’estero – si sdoppia.
Quattro deputati della maggioranza (Casu, Bernardo, Sottanelli, Sberna) hanno presentato ieri una proposta di legge di iniziativa parlamentare per rallentare, senza snaturarle, le riflessioni della Camera in vista della scadenza del decreto legge 4/2014 (che decadrà, se non convertito prima, il prossimo 29 marzo).
Secondo le prime informazioni, il testo di partenza proposto dai quattro deputati sarebbe, non a caso, identico a quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio scorso, quantomeno per la parte riguardante, appunto, la riemersione del nero internazionale. Come preannunciato nel fine settimana (si veda Il Sole 24 Ore di sabato 8 marzo), dal nuovo ipotetico percorso della voluntary disclosure sono stati separati i contenuti del Dl 4/14 relativi ai provvedimenti emergenziali per le calamità naturali, mentre attorno al nucleo del rimpatrio resterebbero vincolate anche le norme sull’incremento degli organici dell’agenzia delle Entrate per il prossimo triennio, e relativa copertura finanziaria.
L’idea dei promotori della nuova proposta di legge è comunque saldamente agganciata allo spirito del Dl 4/2014. Dall’abbandono della «logica deprecabile dei condoni fiscali» al nuovo patto di lealtà tra fisco e contribuente – colonne portanti dell’operazione partorita a gennaio dal governo Letta – i quattro deputati dichiarano di voler aderire all’esperienza di “collaborazione volontaria” già applicata con successo da molte democrazie occidentali (dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Francia all’Inghilterra).
La differenza, spiegano i deputati di maggioranza, è nel metodo, considerato che il ciclo di audizioni della scorsa settimana in commissione Finanze li ha convinti della necessità di una discussione «non limitata all’esigenza, spesso preponderante, di consentire la conversione del Dl entro i 60 giorni previsti dalla Costituzione», proprio alla luce delle difficoltà tecniche emerse dal confronto con le categorie professionali. Quindi – quasi come excusatio preventiva – la proposta di legge «presa in totale autonomia» e consapevolezza dalla commissione Finanze, non deve essere letta come una presa di distanze dalle scelte di fondo del precedente Governo, ma al contrario come una prosecuzione di quelle.
Dal dibattito sulla sorte della normativa sul rimpatrio dei capitali è però ancora assente la voce dell’Esecutivo. Né il premier Renzi nè il ministro Padoan si sono fino ad oggi pronunciati sul percorso che Palazzo Chigi vuole imprimere a quella che, oltretutto, rappresenta in teoria anche una consistente fetta di recupero di imposizione fiscale (i miliardi all’estero, nonostante i tre scudi del decennio scorso, supererebbero ancora abbondantemente quota 200). In teoria nulla esclude che il Governo possa comunque insistere sulla strada del dl 4/14, trasformandolo in legge entro al scadenza, potendo comunque giocare la carta della fiducia parlamentare.
Tra gli obiettivi di destinazione delle imposte recuperate sui depositi esteri, solo per rimanere al decreto del 29 gennaio scorso, figurano il pagamento dei debiti commerciali della Pa, oltre all’alimentazione del Fondo per le riduzione della pressione fiscale. Obiettivi che i tempi di una ragionevole discussione parlamentare su una proposta di legge sposterebbero piuttosto lontano.

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