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Rimborso Iva a lunga gittata

L’accertamento notificato alla società cancellata dal registro delle imprese è inesistente e in ipotesi di richiesta di rimborso del credito Iva della società da parte dei singoli soci dopo la sua cancellazione, la presenza di un presunto debito radicato su di un atto impositivo giuridicamente inesistente, non sospende l’esecuzione del rimborso per l’eventuale compensazione ai sensi dell’art. 28-ter, dpr 602/73. È il principio espresso dalla Commissione tributaria regionale di Bari, con sentenza 27/4/2016, n. 1072. I soci di una società di persone impugnavano il rifiuto espresso, opposto dall’Agenzia delle entrate all’istanza di rimborso del credito Iva per 19.406 euro da loro presentata. L’istanza era giustificata dalla cessazione dell’attività cui seguiva la cancellazione dal registro imprese. Il diniego traeva origine dall’esistenza di un carico erariale definitivamente accertato nei confronti della società di 30.826,86 euro, rinveniente da un avviso di accertamento alla stessa notificato in data 6 dicembre 2008. Il rimborso del credito, per l’ufficio, doveva ritenersi sospeso ai sensi dell’art. 28-ter, dpr 602/73, per l’eventuale compensazione. La Ctp, rilevando che l’accertamento era stato notificato a un soggetto giuridicamente inesistente e che per «consolidata giurisprudenza i creditori insoddisfatti possono rivalersi sui soci, per cui l’avviso di accertamento sarebbe stato valido solo se notificato singolarmente agli stessi in quanto tali», riteneva che la sospensione non poteva avere luogo e che la richiesta di rimborso era pienamente legittima. Ricorreva in appello l’Agenzia, ritenendo violato da parte dei primi giudici l’art. 112 cpc in quanto per un verso si erano pronunciati sull’accertamento nei confronti della società che non era oggetto del giudizio, e per l’altro avevano omesso di pronunciarsi sulla legittimità del procedimento di sospensione. La Ctr con riguardo al primo motivo, riteneva incomprensibile l’eccezione formulata dall’ufficio dato che lo stesso si era peritato di sollevare la questione relativa alla definitività dell’accertamento. Con riguardo al motivo residuo, i giudici rilevavano che la società cancellata non poteva più essere destinataria di un avviso di accertamento con la conseguenza «della cessazione della sua capacità processuale, il cui difetto originario è rilevabile di ufficio anche in sede di legittimità (Cass. 21188/2014)», ritenendo che il debito tributario fosse sorto successivamente alla sua cancellazione dal registro delle imprese e che lo stesso non fosse mai stato opposto ai soci della società ai sensi dell’art. 2495 secondo comma cpc, e che, quindi non potesse essere oggetto di compensazione ex art. 28-ter dpr 602/73. Il Giudice dell’appello rigettando il ricorso, ha affermato che il credito non poteva essere assoggettato ad alcuna restrizione, «neanche sospensiva», confermando l’obbligo del rimborso.

Valentino Guarini e Giovanni Cataldi

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