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Rimborso delle spese legali direttamente al contribuente

di Antonio Iorio

Nel corso del contenzioso tributario, in caso di condanna dell'agenzia delle Entrate alle spese di giudizio, il difensore deve aver espressamente richiesto al giudice la distrazione a proprio favore di queste somme, altrimenti non ha alcun titolo per riceverle per conto del cliente.
È quanto emerge dalla risposta fornita dalla direzione centrale Affari legali e contenzioso dell'agenzia delle Entrate nel corso del Telefisco.
Il quesito posto all'amministrazione riguardava le modalità concrete di acquisizione delle spese legali da parte del contribuente che, risultato vittorioso con sentenza definitiva nel corso di un contenzioso, ha ottenuto anche la condanna dell'ufficio al rimborso delle spese.
La problematica è molto attuale in quanto, nell'ultimo periodo, in coerenza con le modifiche al Codice di procedura civile sulla condanna alle spese di giudizio della parte soccombente, le commissioni tributarie, e la stessa Suprema Corte, hanno iniziato a decretare il pagamento anche da parte degli uffici dell'amministrazione delle spese ai contribuenti risultati vittoriosi nei vari giudizi.
È stato quindi richiesto all'Agenzia se il difensore della parte privata, in presenza di sentenza definitiva che prevede anche la rifusione dell'Iva e della quota prevista per la cassa previdenziale, possa procedere direttamente a richiedere all'amministrazione tali somme, eventualmente dietro autorizzazione del contribuente ricorrente.
Nel rito civile l'articolo 93 del Codice di procedura prevede che il difensore con procura possa chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipato.
Nei ricorsi tributari raramente i difensori chiedono al giudice questa distrazione, da qui il quesito all'Agenzia delle Entrate volto ad ottenere, sostanzialmente, un procedura semplificata, soprattutto in quei casi in cui il contribuente è nella materiale impossibilità di emettere una fattura (privato, soggetto estinto, eccetera)
Secondo l'Agenzia non è possibile attuare alcuna procedura alternativa (semplificata) in considerazione del fatto che l'articolo 93 del Codice di procedura civile trova piena applicazione nel processo tributario per effetto del generale rinvio contenuto nell'articolo 1 del Dlgs 546/1992.
Ne consegue che l'Ufficio, soccombente e condannato alla rifusione delle spese, deve corrispondere le somme in questione direttamente al difensore del contribuente, anziché a quest'ultimo, solo se ricorrono le condizioni previste dall'articolo 93 del Codice.
In altre parole il difensore, con procura, deve aver richiesto al giudice, che siano distratte a suo favore gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipato.
Va ricordato, peraltro, che sempre in base alla stessa norma, finché il difensore non ha conseguito il rimborso che gli è stato attribuito, il contribuente può chiedere al giudice, con le forme stabilite per la correzione delle sentenze, la revoca del provvedimento, qualora dimostri di aver soddisfatto il credito del difensore per gli onorari e le spese
La risposta interpreta in modo rigoroso le varie previsioni normative; resta il fatto che trattandosi di un rapporto tra le parti (Agenzia e contribuente) a sentenza oramai definitiva, si poteva verosimilmente ipotizzare anche una procedura un po' più semplificata, che obiettivamente, sembra quasi voler scoraggiare il contribuente, e per esso, il suo difensore, a pretendere quanto invece gli spetta.

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