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Rimborsi telefonici da tassare

Il rimborso forfettario al dipendente delle spese telefoniche sostenute per finalità anche aziendali costituisce reddito e va tassato. In quanto tali i rimborsi spese in questione dovranno essere considerati ai fini del computo della base imponibile delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente ai sensi e per gli effetti dell’articolo 51, comma 1, del Tuir.

Tutto ciò è quanto si è vista rispondere dall’Agenzia delle entrate una nota società finanziaria che aveva chiesto lumi circa il corretto trattamento fiscale delle somme rimborsate ai propri dipendenti in relazione all’utilizzo del telefono per finalità aziendali.

L’ampio quesito e la soluzione interpretativa proposta dalla società istante, arricchita anche da precedenti giurisprudenziali della Corte di cassazione, sono stati dunque respinti al mittente dall’Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 74/e diffusa ieri.

Il caso

La società istante aveva manifestato l’intenzione di modificare l’attuale gestione dei telefoni cellulari dati in utilizzo ai propri dipendenti per finalità aziendali. La soluzione scelta consisteva nel far acquistare i cellulari ai propri dipendenti e rimborsare poi a ciascuno di essi un importo forfettario, pari al 50%, del traffico telefonico sostenuto. La scelta di un criterio forfettario di rimborso è stata motivata dalla società istante con le difficoltà, anche oggettive, nel poter ricostruire con esattezza ed analiticità gli effettivi costi di utilizzo dei cellulari per finalità esclusivamente aziendali anche alla luce dei vari piani tariffari presenti sul mercato della telefonia.

Questa soluzione, di per sé semplice, era apparsa anche ragionevole alla società istante in considerazione del fatto che il telefono cellulare rientra fra gli strumenti necessari per lo svolgimento della specifica attività lavorativa, ragion per cui, il rimborso da parte del datore di lavoro di un importo corrispondente al 50% delle spese sostenute dal dipendente per il suo utilizzo, dovrebbe ragionevolmente essere considerato quale ristoro di un onere necessario per l’espletamento della prestazione lavorativa.

A supporto della propria convinzione l’istante ha richiamato anche due sentenze della Corte di cassazione. Nella prima di queste, la sentenza n. 5081 del 26 maggio 1999, la suprema corte aveva ritenuto estranea alla formazione del reddito di lavoro dipendente un rimborso spese forfetizzato dal datore di lavoro a favore di dipendenti incaricati di specifiche funzioni ispettive. Nella seconda sentenza, la n. 10367 del 2004, la Cassazione aveva invece riconosciuto la non imponibilità del rimborso del canone telefonico ai dipendenti impegnati in turni periodici di reperibilità da parte del datore di lavoro.

 

La risposta delle Entrate

Secondo l’Agenzia delle entrate invece una tale tipologia di rimborsi spese costituisce, a tutti gli effetti, reddito di lavoro dipendente da assoggettare a tassazione ordinaria ai sensi dell’articolo 51, comma 1 del Tuir. In sede di determinazione del reddito di lavoro dipendente, recita testualmente la risoluzione in commento, le spese sostenute dal lavoratore e rimborsategli in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile solo nell’ipotesi in cui tale criterio forfetario sia stato previsto dal legislatore.

Ciò premesso, continua la risoluzione n. 74/e, la parte di costo relativo al servizio di telefonia e al traffico dati che la società istante rimborsa ai propri dipendenti sulla base di un criterio forfetario, non supportato da elementi e parametri oggettivi quali, ad esempio, il numero e/o la durata delle telefonate, non può essere escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Bocciata e respinta al mittente la soluzione interpretativa della società istante. Tutto ruota sulla forfettizzazione delle spese rimborsate ai propri dipendenti. Per il nostro fisco, davvero poco incline alla semplificazione, per evitare di dover tassare in capo ai dipendenti le somme rimborsate a titolo di utilizzo del cellulare occorrerebbe individuare un rigido parametro in grado di individuare, con esattezza, il costo delle chiamate aventi finalità esclusivamente aziendale.

Tenuto conto dei piani tariffari esistenti e delle voci che concorrono al costo di una singola chiamata, la richiesta delle Entrate somiglia molto a una vera e propria «mission impossible».

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