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Rimborsi Lehman anche dall’Olanda

Si mette in moto la macchina dei rimborsi per gli ex obbligazionisti Lehman Brothers anche in Olanda, dove operava Lehman Brothers Treasury (Lbt), il veicolo che ha emesso il maggior numero di bond venduti in Italia.
L’amministratore di Lbt ha pubblicato un documento in cui annuncia per il primo trimestre del 2013 le date entro le quali consentire l’insinuazione al passivo (dunque la registrazione dei crediti) e indire l’assemblea dei creditori che dovrà approvare il piano di ristrutturazione.
Lbt è chiamata a distribuire ai creditori Lehman più della metà del rimborso complessivo che riceveranno sui loro bond. Sinora ha cominciato a rimborsare l’amministratore della capogruppo Usa, Lbhi, che ha riconosciuto un recovery rate del 12% sul valore nominale in virtù della garanzia che aveva dato alle emissioni di Lbt. I pagamenti dagli States sono organizzati in rate semestrali da erogare entro il 2015 e delle quali finora ne sono state pagate due.
Anche Lbt, in quanto creditrice a sua volta di Lbhi, aspettava di fare un po’ di cassa prima di cominciare ad organizzare i suoi rimborsi verso i creditori diretti: la società olandese ha incassato dalle due rate circa 2,7 miliardi dollari. È poco più della metà di quanto riceverà complessivamente per fare fronte ai propri debiti: 5,38 miliardi di dollari rispetto a un valore nominale dei bond emessi di 34,5 miliardi, di cui circa 6 miliardi finiti in Italia.
L’amministratore olandese ha inoltre comunicato che, in base alle leggi locali, non può riconoscere il valore nominale dei crediti ma ha dovuto procedere a una sorta di attualizzazione. Il risultato è contenuto in un documento di 46 pagine in cui sono elencati i crediti (indicati attraverso gli Isin code) e la percentuale ammessa: in alcuni casi il valore nominale è decurtato anche del 99 per cento. Nella gran parte dei casi questo non avviene per le obbligazioni denominate in euro, che vedono attribuire percentuali vicine al 100 per cento. Lbt invita i creditori a verificare il valore attribuito ai crediti e, solo in caso di manifesto errore, a inoltrare un’obiezione entro il prossimo 29 ottobre. L’amministratore olandese specifica, inoltre, un altro aspetto cruciale: gli interlocutori abilitati alla registrazione dei crediti, all’esercizio del voto e al pagamento del rimborso sono le banche e non i singoli creditori. Saranno queste a dover gestire l’insinuazione collettiva al passivo per conto dei loro clienti, come del resto è avvenuto nella gran parte dei casi per la procedura americana.
Una volta avvenuta l’insinuazione al passivo, Lbt sarà in grado di calcolare i crediti effettivamente rivendicati e, di conseguenza, anche il tasso di rimborso da riconoscere ai creditori. «In base a stime molto approssimative dovrebbe trattarsi di un 15-16% in media che si va ad aggiungere al 12% già in fase di pagamento da parte di Lbhi – spiega Raffaele Romano dello studio Sge -. Ma potrebbe anche aumentare nel caso in cui la decurtazione del valore nominale abbia avvantaggiato le obbligazioni denominate in euro rispetto a quelle denominate in altre valute».

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