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Rimborsi Iva, ridotte le risorse

Il rimborso Iva può attendere. Quanto meno per il primo semestre 2013. Potrebbe essere questo l’effetto immediato prodotto dal “taglio” alle spese da 3,2 miliardi deciso dal Governo al fondo per i rimborsi Iva. Un po’ come dire che la liquidità di cassa necessaria nel 2013 a coprire le spese indifferibili dello Stato la dovranno garantire, almeno nell’immediato, le imprese. Soprattuto in termini di attesa prima di potersi vedere restituire in conto fiscale dall’Erario i crediti Iva maturati in questi anni.
Si tratta, certamente, di una partita contabile, come spesso hanno sottolineato dall’Economia. Ma che nei fatti potrebbe rallentare e non di poco il flusso di erogazione delle somme spettanti. Non è un caso, infatti, che il colpo di acceleratore registrato dal 2010 al 2012 nelle liquidazioni delle risorse si è concentrato soprattutto negli ultimi mesi di quest’anno. Ad esempio nello scorso mese di settembre, come promesso dallo stesso ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, in risposta a un question time a Montecitorio, è stata effettuata un’erogazione di 900 milioni. Per i restanti mesi del 2012, al netto di imprevedibili frenate e sulla base delle liquidazioni che dovrebbero essere effettuate secondo il piano stanziamenti fissato dal Mef il 3 luglio scorso, si potrebbe registrare anche un recupero rispetto alle erogazioni effettuate nel 2011 pari al 510 milioni in più (8,1 miliardi del 2012 contro i 7,1 del 2011).
Ma cosa andrà a coprire il taglio del fondo dell’Economia sui rimborsi Iva che nelle pieghe dei documenti della Ragioneria generale dello Stato viene definito «Riduzione dotazioni finanziaria Missione “Politiche economiche-finanzairie e di bilancio”»? La relazione tecnica all’articolo 8, comma 22, depositata ieri in Parlamento spiega che il taglio di 3,2 miliardi per il 2013, di 1,2 per il 2014 e di 1 miliardo per il 2015 andrà a coprire in soli termini di saldo netto da finanziare per i prossimi tre anni gli oneri indicati nel Ddl stabilità. Tra questi rientrano gran parte delle spese indifferibili indicate proprio nell’articolo 8 del Ddl. Tra le spese in conto capitale si segnalano i 600 milioni di euro stanziati per assicurare la continuità nel 2013 dei lavori di manutenzione straordinaria della rete ferroviaria, nonché i 300 milioni per l’Anas. Ci sono poi i 60 milioni stanziati per rifinanziare la Torino-Lione e i 50 per il Mose, che diventano 400 per i due anni successivi.
Ci sono, poi, 900 milioni per l’anno 2013, da ripartire con apposito provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri, per il finanziamento di interventi di settore, relativi, rispettivamente, a università, materia sociale, famiglie, giovani, ricostruzione dell’Aquila e sostegno a processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali.
Altri 130 milioni per il solo 2013 serviranno per coprire gli effetti finanziari negativi sui saldi di finanza pubblica generati dall’integrazione del Fondo di rotazione per la concessione di anticipazioni agli enti locali in situazione di grave squilibrio finanziario. C’è poi anche un intervento ad hoc per la Campania. Vengono stanziati 159 milioni per consentire alla regione il completamento del ripiano dei disavanzi sanitari autorizzati dal citato Dl 262/90, prevedendo, anziché la contrazione di un mutuo, un trasferimento di risorse alla regione. Tra le misure da finanziare c’è poi lo stanziamento di 100 milioni per avviare il cosiddetto Fondo degli esodati.
Il peso di questi oneri non rinviabili sarà comunque sostenuto non solo dal taglio delle risorse dei rimborsi Iva, ma per 631,7 milioni da una riduzione dell’apposito fondo per le esigenze indifferibili costituito nel 2009.

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