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Rimborsi Iva, garanzia selettiva

Per i rimborsi Iva d’importo superiore a 15 mila euro, la garanzia patrimoniale sarà obbligatoria solo per i soggetti a rischio: contribuenti che hanno iniziato o cessato l’attività e contribuenti destinatari di avvisi di accertamento nei due anni precedenti. Tutti gli altri potranno, invece, scegliere tra la prestazione della garanzia e il visto di conformità rinforzato (che sarà esteso anche all’istanza di rimborso trimestrale). È quanto emerge dal testo dell’art. 38-bis del dpr 633/72, come riformulato dallo schema di dlgs di semplificazione fiscale varato dal governo venerdì scorso (si veda ItaliaOggi del 21 giugno 2014). Il provvedimento prevede che i rimborsi Iva, sia annuali che trimestrali, entro la soglia di 15 mila euro saranno erogati senza alcuna garanzia, né onere documentale aggiuntivo. Sarà quindi triplicato il limite dei rimborsi liberi, attualmente di 5.147 euro. In proposito, uno dei dubbi generati dalla lettura della nuovo articolo riguarda la portata del limite, se cioè si tratterà ancora di un tetto massimo concernente, cumulativamente, tutti i rimborsi Iva richiesti dal contribuente con riferimento all’anno d’imposta, come ritenuto dal ministero delle finanze in relazione alla normativa vigente, oppure si applicherà a ciascuna richiesta di rimborso, come parrebbe desumersi dalla nuova disciplina.

Rimborsi con obbligo di garanzia. Per quanto riguarda i rimborsi di importo superiore a 15 mila euro, dall’esame congiunto delle disposizioni dei commi 3 e 4 del nuovo art. 38-bis si desume che saranno erogati previa prestazione di garanzia (fideiussione, cauzione in titoli pubblici ecc.) se richiesti da soggetti che si trovano in situazioni a rischio, vale a dire:

– da soggetti che esercitano l’attività da meno di due anni (escluse le start-up di cui all’art. 25 del dl n. 179/2012);

– da soggetti ai quali, nei due anni precedenti alla richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento da cui risulti, per ciascun anno, una differenza fra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore a determinate soglie percentuali sul dichiarato (10, 5 o 1%), decrescenti in rapporto a determinate scaglioni di dichiarato;

– da soggetti che richiedono il rimorso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività (si dovrà chiarire se rilevano o meno i crediti riportati da anni precedenti).

Rimborsi con garanzia alternativa. I contribuenti che non rientrano fra le categorie a rischio potranno invece scegliere se prestare la garanzia, oppure se presentare la dichiarazione o istanza di rimborso munita del visto di conformità (o della sottoscrizione dell’organo di controllo contabile) e allegare alla stessa una dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante:

– di non avere subito, rispetto alle risultanze contabili dell’ultimo periodo d’imposta, riduzioni del patrimonio netto, né della consistenza immobiliare per oltre il 40% a seguito di cessioni non rientranti nella normale gestione dell’attività;

– di non avere cessato l’attività, né di averla ridotta per effetto di cessioni d’azienda o rami d’azienda comprese nelle suddette risultanze contabili;

– per le società di capitali, di non avere ceduto proprie quote o azioni per oltre il 50% del capitale sociale;

– di avere eseguito i versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi.

I contribuenti normali beneficiano pertanto di un’alternativa fra la garanzia e la novella del visto di conformità rinforzato. Questa opzione è confermata, da un lato, dal comma 4, che richiede la garanzia, oltre che (obbligatoriamente) ai soggetti a rischio, anche a coloro che non presentano il visto di conformità rinforzato; dall’altro, dal comma 6, secondo cui alla dichiarazione da cui emerge il credito richiesto a rimborso non è obbligatoria l’apposizione del visto di conformità o la sottoscrizione alternativa quando è prestata la garanzia di cui al comma 5. Da notare, in proposito, che la disposizione del comma 6 richiama solo la dichiarazione e non l’istanza di rimborso infrannuale, ma dalla lettura della relazione di accompagnamento si evince che l’omissione è frutto di un refuso.

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