Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rimborsi Iva, correzioni in un anno

Termini unificati per tutte le dichiarazioni integrative da presentare al fine di modificare le scelte su compensazioni e rimborsi Iva già comunicate al fisco, o per sanare la mancata apposizione del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa nella dichiarazione. È uno dei principali chiarimenti della circolare 35/E pubblicata ieri dalle Entrate, con la quale sono integrate (o riviste) le istruzioni sulla disciplina dei rimborsi, come modificata dal decreto legislativo 175/2014 (decreto semplificazioni). Precisazioni importanti sono fornite anche con riguardo alla mancata compilazione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio e sulle condizioni da rispettare per accedere ai rimborsi senza garanzia.
Quanto all’integrativa, la circolare precisa che, sia in caso di mancata apposizione del visto/sottoscrizione del revisore, sia in ipotesi di revoca totale o parziale dell’importo chiesto a rimborso, sia, ancora, nel caso inverso di aumento del rimborso e decurtazione dell’ammontare in compensazione, l’integrativa va presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo. È superata la posizione delle circolari 32/E/2014 e 6/E/2015, secondo cui, per alzare l’importo a rimborso, l’integrativa doveva essere presentata entro 90 giorni dalla scadenza del termine ordinario per la presentazione della dichiarazione. Per la mancata apposizione del visto, inoltre, se si tratta di rimborsi richiesti e non eseguiti al 13 dicembre 2014 (data di entrata in vigore delle nuove regole), e il termine per l’integrativa è già decorso, è possibile ricorrere a un’autonoma attestazione di un professionista abilitato. La procedura è utilizzabile anche per il mancato visto sulla dichiarazione relativa al 2013, i cui termini di integrazione sono scaduti il 30 settembre scorso. Inoltre, l’integrativa serve anche per sanare la mancanza della dichiarazione sostitutiva dei requisiti soggettivi di cui all’articolo 38 bis, comma 3 del Dpr 633/72.
Fra i requisiti di solidità patrimoniale da attestare con atto notorio per evitare la garanzia, vi è anche quello per cui, nell’anno precedente la richiesta, non devono essere state cedute azioni o quote superiori al 50% del capitale della società richiedente. Il requisito viene meno, secondo le Entrate, anche se la cessione avviene nell’ambito dello stesso gruppo.
La garanzia per i rimborsi superiori a 15mila euro va prestata se nei due anni precedenti la richiesta sono stati notificati accertamenti per importi superiori alle soglie di cui al comma 4 dell’articolo 38 bis. Se si tratta di imposte d’atto, dove non c’è dichiarazione (come per il registro), la differenza fra imposta accertata e dichiarata si determina tenendo conto dell’imposta dovuta in base all’atto (pari a zero in caso d’omessa registrazione) e della maggiore imposta accertata. La circolare precisa anche le modalità di calcolo quando l’accertamento riguarda il recupero dell’imposta sostitutiva del reddito o di quella relativa a redditi a tassazione separata.
Se gli importi accertati sono stati definiti in adesione o in conciliazione giudiziale o nell’ambito del reclamo/mediazione, anche successivamente all’istanza di rimborso, il confronto va fatto fra l’imposta dichiarata e quella rideterminata in base a questi istituti.
Per gli inviti al contraddittorio e le adesioni ai processi verbali (notificati o consegnati fino al 31 dicembre 2015), il perfezionamento dell’adesione è equiparabile alla notifica dell’accertamento. Ai fini della verifica di cui all’articolo 38 bis, comma 4, lettera b) del Dpr 633/72, pertanto, occorre riferirsi alla pretesa erariale definita.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa