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Rimborsi Iva a rilento

A febbraio 2015 sono state presentate le domande di rimborso Iva 2014 superiori a 15 mila euro, contenenti il Visto di Conformità ai sensi del al 175/2014. Tutti sappiamo, infatti, che da quest’anno, grazie al suddetto decreto, è possibile presentare la dichiarazione Iva senza stipulare necessariamente una garanzia obbligatoria, ma allegando, al suo posto, il Visto di Conformità apposto da un professionista.

Questa opportunità ha dato la possibilità alle imprese di risparmiare, contenendo tempi e costi e semplificando le procedure di rimborso dell’Iva. Si tratta di una novità positiva, vista la quantità di imprese che sempre più aumentano i crediti Iva verso l’erario. Sfortunatamente, non è tutto oro quello che luccica, almeno per quanto riguarda quello che sta avvenendo in Piemonte. La procedura di partenza è stata la solita: a febbraio la presentazione della Dichiarazione Iva con la richiesta di rimborso, a marzo 2015 gli uffici periferici hanno richiesto la documentazione prevista dalla procedura, ad aprile il concessionario, Equitalia, ha richiesto le dichiarazioni sostitutive. Purtroppo, dopo questa data tutto si è fermato, non tanto per la mancanza del denaro destinato ai rimborsi, ma perché, come da informazioni ricevute dall’ufficio periferico, la Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate ha previsto un controllo delle posizioni dei professionisti accreditati, i quali avevano asseverato il credito Iva per abbreviare (ironia della sorte) i tempi di rimborso per i propri clienti. Gli stessi uffici periferici si sono dimostrati impotenti a velocizzare tali procedure, informandoci che questi controlli dovevano essere effettuati esclusivamente dalla Direzione regionale. Siamo arrivati a fine giugno e ancora gli uffici informano che solo una parte di fortunati professionisti sono stati censiti, ma non è ancora arrivato il turno di molti altri.

A questo punto come possono professionisti e cittadini giustificare queste scelte? Che senso ha il meccanismo che ha portato a tali lentezze? È previsto che ogni professionista già iscritto e censito negli elenchi della Direzione regionale ai fini dell’apposizione del Visto di Conformità debba annualmente comunicare gli estremi del rinnovo della polizza R.C., ma allora sorge il dubbio che nessuna operazione di controllo o di aggiornamento sia stata fatta. Oppure che una mole di lavoro così ampia sia stata affidata a solo due o tre funzionari nel capoluogo di provincia. Oppure che i professionisti sono stati poco attivi nell’inviare la documentazione ogni anno alla Direzione regionale. Forse non potremo mai saperlo, ma se da addetti ai lavori capiamo che i controlli vanno fatti ed è necessario valutare tutto attentamente, d’altra parte ci risulta difficile giustificare una legge che da un lato avrebbe dovuto semplificare e velocizzare questo percorso, ma che dall’altro penalizza le imprese, costrette a subire i lunghi tempi di un controllo non sul merito di quanto richiedono e nemmeno su loro stessi, ma su soggetti terzi. Mi immagino quanti dubbi e preoccupazioni sorgeranno alle imprese che, intimamente, si chiederanno se tutto sommato sarebbe stato meglio sostenere maggiori costi ma premunirsi di garanzie che avrebbero evitato questa impasse. Mi chiedo, infine, se soluzioni alternative non fossero e non siano impossibili da attuare. Ad esempio, se non fosse stato più semplice demandare il compito agli uffici periferici sul territorio, distribuendo il controllo tra tutti i funzionari presenti in provincia. Probabilmente avrebbero concluso più velocemente questa fase di controllo. Quanto dovremo aspettare ancora?

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