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Rimborsi fermi al palo Fondo interbancario: “Situazione grottesca”

La soluzione per il rimborso dei 10.559 obbligazionisti delle quattro banche fallite a novembre sulla carta sarebbe alle porte. Nella realtà si allontana sempre più. La scadenza per l’emanazione dei due decreti interministeriali con i criteri è fissata dalla legge di Stabilità in mercoledì 30 marzo: domani. Ma è chiaro ormai che i testi non arriveranno. E non solo perché il premier è negli Stati Uniti. Il governo si è convinto che se di truffa si tratta, allora devono essere risarciti tutti (o quasi) e per intero. Senza passare la selezione dell’Anac di Cantone, senza invocare “aiuti umanitari” o ristori parziali tarati sull’Isee o sulla scaltrezza nell’investire. Una mossa ambiziosa, questa del governo. Che però rischia la bocciatura di Bruxelles per aiuti di Stato. E non solo.
Se davvero si vuole accontentare tutti, allora il fondo di solidarietà previsto dalla legge di Stabilità – «sino ad un massimo di 100 milioni» e «alimentato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi» – è palesemente insufficiente. Visto che le obbligazioni sottoscritte dai 10.559 risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti e poi diventate carta straccia dopo il decreto del 22 novembre, ne valgono tre volte tanto: 329 milioni. Dove trovare i soldi che mancano o quanti ne servono per arrivare almeno a 280-300 milioni? L’idea del governo è di bussare alla stessa porta: il Fondo interbancario. Chiedere cioè alle altre banche italiane di triplicare lo sforzo.
«Non ne so niente di niente, il governo non si è fatto sentire, l’intero sistema bancario italiano è all’oscuro di tutto, grottesco », si meraviglia Salvatore Maccarone, presidente del Fondo. «Se di intervento volontario si tratta, qualcuno dovrebbe essere in condizione di farlo. Ma noi non possiamo: non rientra nel nostro Statuto». Sta dicendo che l’ipotesi del governo non sta in piedi? «Dico che non possono usarci come una tasca da cui prendere a volontà. È un po’ tardivo lavarsi la coscienza così. I nostri contributi obbligatori hanno una destinazione vincolata: il rimborso dei depositanti fino a 100 mila euro in caso di crac. E quelli volontari, come ha mostrato il caso di banca Tercas, sono limitati per Statuto alle banche in amministrazione straordinaria. Comunque la si giri questa roba non funziona. Non è un caso che i decreti ancora non escano».
E poi c’è l’Europa. «Più aiuto di Stato di questo non esiste, mi sembra evidente. Un’operazione di tal genere di fatto neutralizza l’effetto del burden sharing voluto da Bruxelles, la condivisione del rischio anche con azionisti e obbligazionisti subordinati. La norma così viene aggirata. Ma non è solo una questione europea. Anche dei 100 milioni non sappiamo niente». Ma quelli almeno non erano sicuri? «La norma della legge di Stabilità è sufficientemente vaga. Nulla dice di come il Fondo debba essere coinvolto. E questa incertezza, in attesa di un decreto che lo spieghi ma che non arriva, crea inquietudine e anche indignazione nelle banche italiane».

Valentina Conte

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