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“Rimborsi bond bancari testi dei decreti pronti ma la politica ci blocca”

ROMA.
Che fine ha fatto il decreto con i criteri per rimborsare i risparmiatori delle quattro banche fallite in novembre? «Il testo è concluso, va verificato, ma credo che sia in dirittura d’arrivo», prova a spiegare Raffaele Cantone, chiamato da Palazzo Chigi in quanto presidente dell’Anac a coordinare gli arbitrati per gli indennizzi. «Ci sono nodi politici più che tecnici che devono essere ancora sciolti», continua il magistrato, evitando questa volta di fissare nuove scadenze. Appena incaricato, aveva pronosticato fine gennaio. E invece siamo ancora qui. In realtà il governo ha tempo fino al 31 marzo per approvare due provvedimenti, così come indicati nella legge di Stabilità: un decreto del presidente del Consiglio (dpcm) e un decreto del ministero dell’Economia. Ma l’impegno politico aveva fatto dire a tutti – da Renzi a Padoan – di voler accelerare, specie quando le manifestazioni di piazza dei risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, Cari-Ferrara e CariChieti erano martellanti. E invece poi lo slittamento e il rinvio sono diventati regola. Fino al paradosso della scorsa settimana. Le norme (10 articoli) vengono infilate nel decreto legge sulle banche. Poi a sorpresa stralciate dal Consiglio dei ministri. Con la scusa che un decreto legge ha un iter parlamentare lungo e che è preferibile seguire il disegno originale (dpcm e dm), nonostante i possibili ricorsi al Tar.
Questioni solo tecniche, come ribadito da Renzi e Padoan. O anche politiche, per dirla alla Cantone? Il nodo senz’altro è il fondo di solidarietà da 100 milioni, appena sufficiente a coprire un terzo dei 10.559 danneggiati (329 milioni di bond azzerati in tutto). E il rumore che faranno i delusi rimasti a secco. E poi ci sono anche i criteri immaginati che premiano con rimborso integrale solo i casi di mancanza del contratto scritto o del suo «mancato adeguamento alle modifiche normative intervenute». Casi per i quali vale la presunzione assoluta di violazione, da parte delle vecchie banche, degli «obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza». E gli altri? Si accontenteranno di indennizzi parziali. A meno che non vi siano «condizioni economico- patrimoniali individuate dalla camera arbitrale», tali da giustificare una corsia di preferenza. Ma possibile rimborsare parzialmente chi è stato frodato? Di qui l’impasse del governo.
L’iter arbitrale sarà lungo: quattro mesi per fare richiesta e da quattro a sei per avere l’esito. I collegi saranno otto e interpelleranno pure le quattro banche per avere documenti e profili dei clienti. Tra gli otto “indici presuntivi” c’è anche la mancanza di «una chiara, corretta e non fuorviante informativa» sulle obbligazioni subordinate piazzate. E «la mancata avvertenza sulla non appropriatezza dell’operazione» rispetto alla propensione al rischio del singolo. Tra i nove “elementi di valutazione rilevanti” (meno forti degli indici presuntivi) compare la concentrazione dei bond rispetto all’intero portafoglio: se superiore al 20 o 30%, a seconda della tipologia dell’investitore (se medio- basso o medio-alto), vi sono più chance di rivedere qualche soldo. Ma è chiaro che la coperta è corta.
E molti resteranno fuori.
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