Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rimbalzo fallito, Milano riaffonda

L’euforia per il tanto atteso “rimbalzo” dei mercati di mercoledì è durata poco o niente. Perché del +5,03% guadagnato mercoledì da Piazza Affari non è rimasto nulla visto che, a chiusura degli scambi, l’indice Ftse Mib mostrava un nuovo pesantissimo ribasso del 5,63 per cento. L’ennesimo tonfo in questo terribile 2016 in cui fin qui l’indice ha chiuso con ribassi superiori al 2% per ben 13 sedute su 29 con un saldo negativo da inizio anno del 26,36 per cento. E non è andata bene neanche alle altre piazze europee con Francoforte in calo del 2,93%, Parigi del 4,05%, Madrid del 4,88% e Londra (-2,39%).
L’epicentro della volatilità, come accaduto nei giorni scorsi, è nel settore finanziario. Le azioni di banche e assicurazioni sono state prese di mira dai ribassisti con gli indici Stoxx di settore che hanno chiuso in calo del 6,26% e del 5,62% rispettivamente. Lo spunto per tornare a vendere lo hanno fornito le trimestrali di due big: Societe Generale e Zurich. La prima ha gelato il mercato dichiarando che non riuscirà a rispettare i target di profitto previsti per quest’anno, la seconda ha presentato dati di bilancio pessimi per il 2015 con l’utile netto in calato del 53% a 1,6 miliardi di euro. Il 18% in meno di quanto messo in conto dal consensus degli analisti.
Il campanello d’allarme dei conti societari è una conferma delle difficoltà del settore del credito già emerse nei conti Deutsche Bank e Credit Suisse pubblicati nei giorni scorsi. Il titolo di Societe Generale è arrivato a perdere il 15% ieri per poi chiudere gli scambi con una flessione del 12,57 per cento. A ruota sono andate le azioni degli altri grossi istituti di credito continentali. Tra le italiane le peggiori sono state Ubi Banca (-12,11%), Mps (-9,88%) e Bper (-9,88%) con i “big” Intesa Sanpaolo (-6,84%) e Unicredit (-7,03%) poco dietro. Nel resto d’Europa hanno sofferto in particolare le spagnole Bbbva (-7,14%) e Santander (-6,86%), la britannica Barklays (-7%), le tedesche Commerzbank (-6,57%) e Deutsche Bank (-6,14%). Quest’ultima, già pesantemente bersagliata dai ribassisti nei giorni scorsi, è tornata a soffrire la sfiducia dei mercati che hanno preso di mira anche suoi titoli obbligazionari. Il prezzo dei derivati che assicurano sul rischio fallimento della banca tedesca (i cosiddetti “credit default swap”) hanno toccato un nuovo massimo storico ieri. Significa che il rischio fallimento percepito dal mercato per il colosso bancario tedesco è più alto che mai. Il campanello d’allarme dei derivati sta suonando da diverso tempo a dire il vero a giudicare dall’andamento degli indici Itraxx Cds Europe financial, che monitorano l’andamento dei prezzi di queste polizze anti- fallimento, che trattano su livelli dell’estate 2013. È giustificato questo nervosismo? In questi giorni diversi osservatori fanno notare come oscillazioni di questa entità sui mercati siano eccessive e che le quotazioni in super sconto di azioni e bond bancari siano esagerate. Una cosa è certa: se in passato gli investitori potevano riporre buone speranze nella capacità delle banche centrali di risollevare le sorti dei mercati oggi tutta questa fiducia non c’è più. E un contesto globale in cui i banchieri centrali proseguono in ordine sparso facendosi una sterile guerra a chi svaluta di più non è certo l’ideale per pianificare una strategia di investimento. Le dichiarazioni rilasciate ieri dal numero uno della Fed Janet Yellen circa la possibilità presa in esame dalla Fed di «introdurre i tassi negativi» poi sono un altro colpo alle poche certezze degli investitori. Così come la decisione a sorpresa della banca centrale svedese di sforbiciare ulteriormente i tassi portandoli da -0,35 a -0,5 per cento. Se altre banche centrali come la Bce o la Bank of Japan hanno introdotto tassi negativi sui depositi, la “Risbank” è l’unica al mondo ad aver portato in negativo anche il tasso ufficiale di rifinanziamento. C’è la possibilità che in questo contesto di «guerra delle valute» qualche altra autorità monetaria possa seguire questa strada? La sola idea fa tremare le vene ai polsi a chi opera nel settore bancario la cui redditività è stata fortemente compromessa in questi anni proprio dalla politica dei tassi zero. Anche questo fattore può spiegare il nervosismo degli operatori sul comparto del credito.
Intanto ieri il petrolio è affondato a New York, fino a toccare i minimi da 12 anni, dal maggio 2003, scendendo a 26,14 dollari al barile. In serata l’Opec, secondo la Cnbc, avrebbe dichiarato di essere pronto a cooperare su un taglio della produzione di petrolio.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa