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Rimbalzo delle Borse, faro su Fed e Spagna

Il ritmo alle danze? Nel bene, e nel male, lo dettano le banche centrali. Due giorni fa era stata l’errata scommessa sull’intervento immediato della Bce a indurre le vendite degli hedge fund. Ieri, al di là dello scampato pericolo sull’asta spagnola, ha inciso la “speranza” di qualche novità dalla Fed di oggi. L’attesa per un nuovo sostegno ai mercati che, giocoforza, ha spinto gli acquisti. Così, in Europa, tutti i listini hanno chiuso al rialzo: Milano, maglia rosa, ha guadagnato il 3,35%. Positive le stesse Madrid (+2,7%), Francoforte (+1,8%), Parigi (+1,7%) e Londra (+1,7 per cento).
Il calo del dollaro
Il sostegno al rimbalzo delle Borse, almeno nella seduta di ieri, è arrivato soprattutto dall’andamento del valutario. «La scommessa di nuova liquidità in dollari da parte della Riserva federale – spiega Alessandro Capuano, managing director Ig Markets Italia -, giocoforza, svaluta la moneta statunitense nei confronti delle altre monete: dalla sterlina allo yen. E, di riflesso, anche rispetto all’euro. In un simile contesto di “risk on”, cioè voglia di rischio, gli operatori tornano ad acquistare titoli azionari», mentre il biglietto verde scende.
L’attesa per la Fed
La riprova? È presto detto: basta confrontare il grafico di ieri dello Stoxx 50 con quello, per l’appunto, del cambio euro-dollaro. Ebbene, poco dopo le 10 di mattina la divisa americana ha iniziato a perdere terreno nei confronti della moneta di Eurolandia. In contemporanea, l’indice paneuropeo ha virato al rialzo. Una crescita che, poi, ha aumentato la sua velocità.
Quando? Nel primo pomeriggio: cioè, nel momento in cui gli investitori statunitensi, più sensibili agli umori del “governatore” Ben Bernanke, hanno avviato le loro contrattazioni. «Le elezioni presidenziali Usa – ricorda Luca Barillaro, investitore di lungo corso – sono all’orizzonte. Quello di oggi, quindi, è un appuntamento in cui la Fed potrebbe realmente decidere di muoversi». Certo: se dal cilindro verrà fuori “solamente” un altro Twist, cioè l’acquisto di treasury a lunga scadenza, «il rischio di una nuova ondata di vendite è dietro l’angolo». I mercati, soprattutto per favorire la speculazione di brevissimo periodo, «vogliono di più: sperano nel terzo allentamento quantitativo».
Saranno accontentati? Difficile dire. Anche perché, proprio ieri, sono stati pubblicati dati contrastanti sull’immobiliare Usa: da un lato, le costruzioni di nuove case sono crollate (-4,8% in maggio); ma, dall’altro, i nuovi permessi sono saliti. E si sa: se il real estate si riprende, l’aiuto della Fed si allontana. E allora? Allora, nell’indecisione, gli investitori si sono posizionati per sfruttare l’eventuale mossa della Riserva federale o di qualche altra banca centrale. Alla fine, dopo aver superato quota 1,27 nell’intraday, l’euro ha chiuso attorno a 1,26. Wall Street, dal canto suo, è anch’essa balzata all’insù: l’S&P500 ha archiviato la seduta in crescita dello 0,98% mentre il Nasdaq ha guadagnato l’1,19%.
L’asta spagnola
Fin qui il focus sulla Fed, ed eventualmente le altre banche centrali: ma quale la quotidiana recita del debito pubblico europeo? Ieri forte era l’attesa per il collocamento dei titoli di Stato spagnoli. Il Tesoro di Madrid ha venduto bond governativi per 3,040 miliardi a 12 e 18 mesi. La cifra è superiore al target previsto (tra 2 e 3 miliardi) ma i tassi, come da copione, sono saliti. La scadenza a 1 anno ha visto il rendimento balzare al 5,074% (era il 2,985% nella precedente asta); quello a 18 mesi, invece, si è assestato al 5,107% (3,302%).
A fronte di questi numeri, quale la reazione degli operatori? I mercati, dopo i soliti “scossoni”, hanno dichiarato lo «scampato pericolo». La buona domanda ha comunque fatto tirare un sospiro di sollievo. Così, lo spread spagnolo è sceso per, in serata, chiudere a 550 punti base (erano 576 due giorni fa). Il minore stress si è fatto sentire anche sul differenziale BTp-Bund che si è assestato a quota 440 basis point (erano 464 lunedì). Insomma, per una giornata l’ansia da debito è calata. Anche perché, a differenza della seduta dell’altro ieri, il rendimento del Bund è tornato a salire: da 1,4 è passato all’1,53%. La volatilità, cioè, inesorabile colpisce anche i (presunti) più forti.

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