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Rimbalzo delle Borse, Atene «vigilata speciale»

La crisi di Atene resta un’incognita per l’Europa e gli investitori internazionali. Le posizioni tra le parti restano lontane e un accordo per l’Eurogruppo di Riga di venerdì una chimera e per tutti la vera scadenza si è spostata al vertice di lunedì 11 maggio. Esattamente un giorno prima che Atene debba rimborsare al Fondo monetario internazionale 780 milioni di euro di debito in scadenza. Ieri il numero uno del fondo Christine Lagarde, intervistata dal Financial Times, è tornata a spronare Atene a presentare il proprio piano di riforme. Il governo Tsipras continua a non volersi piegare ai dettami dell’austerity a tutti i costi per non dover disattendere le ambiziose promesse fatte in campagna elettorale. Allo stesso tempo ha un disperato bisogno di fondi e la decisione di emanare un decreto che obbliga gli enti locali a trasferire tutte le riserve in contanti alla Banca centrale è emblematica di una crisi di liquidità ormai inarrestabile. 
Tassi greci in orbita
La situazione è quantomai precaria. Ma i mercati, a differenza di quanto avvenuto nelle ultime sedute della scorsa settimana, non si sono fatti troppo condizionare. O per lo meno hanno mostrato di voler circoscrivere il problema ad Atene. Se i titoli di Stato greci ieri hanno sperimentato un’altra violenta ondata di vendite (il tasso biennale è balzato al 28%) il resto dei bond governativi dell’area euro non pare aver sofferto più di tanto. Dopo la volatilità delle precedenti sedute ieri i tassi BTp si sono mantenuti relativamente stabili con lo spread che ha chiuso a quota 138. Se venerdì, nel pieno delle tensioni legate al terremoto Grecia, i tassi tedeschi a 10 anni erano sprofondati fino ad un minimo dello 0,05%, ieri non c’è stata caccia al bene rifugio e i rendimenti sono risaliti a 0,08 per cento.
Nessun contagio (per ora)
L’impressione insomma è che l’impennata degli spread delle precedenti sedute sia stata più una reazione dettata dalle prese di profitto degli operatori con la scusa della crisi greca che un reale contagio. Uno “storno” comprensibile alla luce del rally registrato dai titoli di Stato in questi primi mesi dell’anno sulla scia del Quantitative easing della Bce. Il piano di acquisti deciso da Mario Draghi – è peraltro la convinzione di molti addetti ai lavori – farà da rete di sicurezza in caso di uscita di Atene dalla moneta unica.
Insomma i rischi sono in teoria limitati. In pratica non è detto. Questo perché l’uscita di un Paese dalla moneta unica (un progetto che si è sempre ritenuto irreversibile) è una strada mai praticata prima. E pertanto – come ha sottolineato lo stesso Draghi nei giorni scorsi – comporta gli stessi rischi di una navigazione in acque inesplorate. Fare previsioni è operazione azzardata per il momento e sui mercati si naviga a vista in attesa di spiragli.
Listini in rialzo
In mancanza di evoluzioni significative della crisi greca in Borsa ieri ci si è concentrati su altro. Ad esempio sulla decisione della Banca centrale cinese di ridurre gli l’ammontare di denaro che le banche devono tenere obbligatoriamente a riserva. Una mossa decisa per stimolare il credito bancario e la ripresa economica che è stata molto ben accolta sui listini. Dopo i ribassi delle ultime giornate le Borse continentali hanno così archiviato in positivo la prima seduta della settimana: Piazza Affari ha chiuso gli scambi con un rialzo dell’1,25%, Parigi dello 0,86%, Madrid dello 0,22% mentre Francoforte (reduce dalla sua peggior settimana dal 2011) ha archiviato la giornata con un marcato guadagno dell’1,74 per cento.
Sostenuti gli acquisti in particolare sul settore minerario. Dato lo status di maggior importatore al mondo di materie prime industriali della Repubblica popolare, qualsiasi buona notizia per la sua congiuntura economica ha riflessi positivi sui corsi delle società minerarie.

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