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Rimbalzino delle vendite al dettaglio

Neanche novembre dà una scossa ai consumi, prevale la debolezza della domanda. E ora c’è la certezza che anche il dato annuale sarà negativo, il quarto consecutivo.
A novembre l’indice Istat delle vendite al dettaglio aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente ma arretra del 2,3% rispetto a novembre 2013. Su base annuale, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono del 2,2%, i non alimentari del 2,4 per cento.
Nella débacle sono coinvolte tutte le categorie: alimentari, abbigliamento, mobili, prodotti per la cura della persona e della casa, elettrodomestici. Riguardo la forma distributiva, tutti i canali commerciali incassano perdite pesanti: grande distribuzione -1%, negozi operanti su piccole superfici -3,4%. Solo i discount alimentari (soprattutto per l’ampliamento delle reti) e i negozi specializzati mettono a segno nei primi 11 mesi, rispettivamente, +2,3% e +1,6 per cento.
Per Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio «resta solo dicembre poi il quadro sui consumi nel 2014 sarà completo, ma i dati ormai parlano chiaro: tra gennaio e novembre le vendite al dettaglio sono scese dell’1,4%, rispetto allo stesso periodo del 2013. Il commercio ha già vissuto tre anni con il segno meno davanti».
«Il 2014 – interviene Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione – sarà dunque il quarto anno consecutivo che chiuderà con una riduzione delle vendite e, fatta eccezione per un debole +0,1% registrato nel 2010, dal 2008 i dati del commercio al dettaglio mostrano un segno negativo: -7,6% in 7 anni». Poi Cobolli Gigli aggiunge: «Il calo dei consumi segue una variazione dei prezzi pressoché nulla, una condizione che invece dovrebbe favorire gli acquisti. E le famiglie, troppo incerte sul futuro proprio e del Paese, preferiscono accantonare i risparmi».
Per il 2015 l’ufficio studi di Federalimentare stima una crescita dei consumi, +0,3 per cento. «Prevedo un anno di stabilizzazione delle vendite – esordisce Aldo Pettorino, neo presidente della catena commerciale Sisa – perchè i dati strutturali del Paese non cambiano, nonostante il bonus governativo di 80 euro. Se non aumenterà l’occupazione è difficile pensare a un’inversione di tendenza». Come spiegare il successo crescente dei discount? «È solo un riflesso psicologico – risponde Pettorino – La distribuzione moderna ha una gamma di prodotti di primo prezzo che si avvicina molto ai discount».
Preoccupate invece Coldiretti e Copagri. Secondo quest’ultima organizzazione «l’Italia sta perdendo di vista la qualità, anzi non vi guarda più a giudicare dall’ennesima conferma che arriva dai dati Istat».
Aldo Posa, ex ad di Kellogg Italia fino a 20 giorni fa, premette che il prodotto unbranded non è necessariamente di cattiva qualità. Poi conferma che «la crescita dei discount è dovuta all’espansione della rete commerciale, ma non al Nord, dove prevale la stabilità, quanto al Sud: il boom del low cost (+20%) sta soppiantando la grande distribuzione. E in questo caso si può dire che la crisi si coniuga con la crescita dei discount».
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