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Rilancio San Raffaele il piano Ior-Malacalza

 di Mario Gerevini e Simona Ravizza

MILANO — Il salvataggio del San Raffaele è più vicino. Da ieri sul tavolo c'è l'offerta formale, vincolante e congiunta da 250 milioni cash dello Ior, la banca vaticana, e dell'imprenditore Vittorio Malacalza. Il progetto di risanamento sarà sottoposto al vaglio del Tribunale di Milano che aveva fissato la data di oggi, 15 settembre, come termine massimo per presentare il piano, pena l'avvio delle procedure fallimentari per il miliardo e mezzo di debiti accumulati dall'ospedale fondato dal prete-manager don Luigi Verzé. L'obiettivo è garantire il concordato e scongiurare il crac di un polo sanitario, scientifico e universitario conosciuto a livello internazionale. Servirà, è ovvio, il via libera dei creditori. In una seconda fase dovrebbe entrare la plurievocata charity internazionale.
L'offerta «vincolante congiunta Ior-Malacalza per l'acquisto delle attività cliniche del San Raffaele» è arrivata ieri mattina sul tavolo del consiglio di amministrazione della Fondazione Monte Tabor, intorno al quale già siedono gli uomini della Santa sede, lo stesso Malacalza, un rappresentante dell'Università (Massimo Clementi) e un professore della Bocconi (Maurizio Pini) trait d'union con l'ente benefico straniero ancora senza nome. Chi dovrà valutare e accettare la proposta del cda, per dar corso al concordato, saranno il giudice fallimentare (sentito il parere del pm) e i creditori.
Elemento fondamentale, i soldi: l'offerta è di 250 milioni garantiti da fideiussione bancaria «oltre all'accollo — si legge nella nota diffusa dal cda — di tutte le passività» delle aziende che verranno acquisite, cioè circa 750 milioni.
Che cosa sono disposti a comprare Ior e Malacalza? Innanzitutto le attività ospedaliere e sanitarie a esclusione di quelle in Brasile e il 50% di Blu Energy che fornisce energia al gruppo milanese. Danno inoltre garanzie per tutto il personale, si accollano il finanziamento della Banca europea per gli investimenti (Bei) e «ulteriori passività». Non è scontato che l'ospedale di Olbia, pur definito «strategico», rientri nel progetto.
Tutto ciò confluirà in una nuova società (newco) che sarà il cuore del San Raffaele risanato. La vecchia fondazione sarà una sorta di centro di «smaltimento» e liquidazione delle attività non più strategiche o fonte di perdite. Una nuova fondazione, fuori dalla gestione del gruppo, sarà la «casa» da cui don Verzé e i suoi fedelissimi (i cosiddetti Sigilli) continueranno a dare impulso alla missione originaria del San Raffaele: curare e dare speranza ai malati.
Ma molto ancora resta da capire. Per esempio il ruolo dello Ior. Forse è limitato alla fase in cui la priorità è garantire i soldi del risanamento. In un momento successivo potrebbe lasciare il posto alle strutture sanitarie vere e proprie che fanno capo alla Santa sede. Fondamentale anche il responso dei creditori, tra cui i fornitori che dovrebbero essere soddisfatti nel giro di due anni con una percentuale di due terzi del credito.
«L'offerta — ha detto Giuseppe Profiti, vicepresidente della Fondazione — è un primo passo concreto anche per tutelare i cinquemila dipendenti e le loro famiglie». «Metto al servizio la mia storia imprenditoriale», afferma Vittorio Malacalza, alle spalle un impero nella siderurgia e metallurgia e oggi in Pirelli alleato della famiglia Tronchetti Provera. Per l'imprenditore genovese, assai vicino al segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, l'offerta è importante per garantire continuità alla tradizione del San Raffaele.
I fondi della charity internazionale (un miliardo di dollari in cinque anni) confluiranno invece, secondo indiscrezioni, in una società dal nome Marcus Vitruvius Foundation, con sede in Svizzera. Nel suo cda siederanno Massimo Clementi, preside della facoltà di medicina dell'Università Vita e Salute, Alberto Zangrillo, docente di Rianimazione, nonché medico di Silvio Berlusconi, Maurizio Pini della Bocconi, l'ex preside di medicina Antonio Emilio Scala, un rappresentante della «casa madre» e un giurista svizzero. Una parte del finanziamento (inizialmente 50-70 milioni) è destinato alla newco, gli altri 200 milioni che risultano già stanziati andranno verosimilmente a potenziare l'attività dell'ateneo, anche con nuovi corsi di laurea.

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