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Rigenerazione urbana nel Pnrr: 290 progetti per 4,5 miliardi

Una pioggia di proposte in arrivo dai comuni per i progetti di rigenerazione urbana, di riqualificazione delle periferie e dei complessi delle case popolari, di realizzazione di nuove unità per il social housing: in tutto sono arrivati al ministero delle Infrastrutture 290 interventi per una richiesta di finanziamento di 4,5 miliardi. Un successo notevole per un programma che partiva da un finanziamento di 853,81 milioni stanziato dalla legge di bilancio 2020 e che è andato crescendo via via con le risorse europee del Recovery Plan dove il governo, alla missione 5.3, ha inserito una posta complessiva (fondi europei e fondi nazionali preesistenti) di 2,8 miliardi. A queste risorse si aggiungono 380 milioni di fondi nazionali (sono il residuo dello stanziamento inziiale) per il periodo 2027-2033. In tutto 3,2 miliardi che evidentemente non bastano a finanziare tutte le proposte.

La crescita delle risorse europee dal piano di gennaio a oggi è anche frutto dell’abilità negoziale del ministro Giovannini che si è esplicata in varie direzioni (con una crescita di risorse complessiva di 14 miliardi). Ma alla causa ha certamente giovato proprio il successo del bando già in corso e la raccolta numerosa dei progetti. In tre sensi: anzitutto ha consentito di costituire un serbatoio di progetti rilevanti – utili anche per il futuro – nella rigenerazione urbana, che viene considerata priorità assoluta dal governo, da tutte le forze economiche, dai sindacati, dagli stessi ambientalisti (in opposizione al consumo del suolo); in secondo luogo, aiuta a potenziare la presenza delle città e delle politiche urbane all’interno del Recovery Plan, che era un tema anche politicamente molto rilevante; infine, e non è questione di poco conto nella gestione del Recovery, conferma la tesi del ministero delle Infrastrutture che stimolare la capacità propositiva dei comuni e delle regioni attraverso bandi di gara che mettano in guaduatoria le proposte meritevoli di finanziamento è un sistema che funziona anche per il Recovery.

Comuni e Regioni su questo ultimo punto hanno dissentito nella fase di confronto precedente al varo del piano, considerando più rapida una destinazione automatica di risorse per finanziare i progetti disponibili o le esigenze di comuni e regioni. Su questo versante il ministero registra un successo che andrà ovviamente verificato alla luce dei tempi per arrivare all’assegnazione delle risorse (con un decreto ministeriale previsto per settembre), del varo dei progetti definitivi ed esecutivi entro 240 giorni dal decreto (la selezione era su progetti di fattibilità), dell’apertura effettiva dei cantieri. Tutte questioni che riaccenderanno il confronto via via che il Pnrr andrà avanti.

Ma vediamo che tipo di proposte sono arrivate dai comuni. Anzitutto il bando era diviso in due scadenze: alla prima (16 marzo) partecipavano regioni e comuni con più di 60mila abitanti e per ogni proposta il finanziamento massimo previsto è di 15 milioni; alla seconda (16 aprile) erano ammessi gli stessi soggetti, ma con «progetti pilota ad alto rendimento» e un finanziamento fino a 100 milioni di euro. Alla prima tipologia hanno aderito 141 enti con 282 proposte (c’era un limite di tre proposte per ente) per un importo totale richiesto di 3.838 milioni. Forte la partecipazione del Sud (per cui c’è per altro una riserva di finanziamento del 34%) con 112 proposte per 1.518 milioni, mentre le proposte del nord sono 77 per 1.244 milioni e quelle del centro 93 per 1.082 milioni.

Per i progetti pilota sono arrivate otto candidature da Genova, Milano, Brescia, Ascoli Piceno, Bari, Lamezia Terme e Messina più una proposta di rete della Regione Lombardia per un totale proposto di 660 milioni circa. Sono le proposte in cui la componente di rigenerazione urbana è maggiore. A Genova si interviene sui Caruggi, a Brescia con la demolizione della Torre Tintoretto, a Milano con la riqualificazione del quartiere popolare del Gratosoglio e con una infrastruttura per l’abitabilità nei quartieri della «città pubblica», ad Ascoli Piceno con interventi di social housing, a Lamezia viene rilanciato il progetto «Spazio Generazione 2021».

Un ultimo aspetto riguarda le collaborazioni fra pubblico e privato e l’apporto dei privati in termini di proposte, progetti e anche capitali. Anche qui il risultato è confortante. Non è possibile ricavare un dato sulla totalità di proposte perché finora la commissione ministeriale che valuta l’ammissibilità dei progetti ha esaminato 105 proposte delle 282 relative alla prima fascia e solo per queste è possibile rilevare l’apporto privato. Delle 105 proposte sono 27 quelle che contengono contributi privati per un complessivo apporto di 276 milioni. Si tratta, quindi, considerando questo campione significativo, di un quarto circa delle proposte totali.

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