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Riforme Ue alla prova delle urne

Non solo Germania e Austria. Mentre il governo tedesco è alle prese con la formazione del governo di coalizione e Vienna fa i conti con il dopo-voto, altri cittadini europei saranno chiamati alle urne in 9 Paesi da qui ai prossimi 12 mesi. La stagione comincia in Irlanda il 4 ottobre con lo storico referendum sull’abolizione del Senato all’insegna della spending review e si chiude il 14 settembre 2014 con le elezioni generali in Svezia. In mezzo due consultazioni anticipate per scandali interni (Lussemburgo e Repubblica Ceca), presidenziali (Slovacchia e Lituania), amministrative (Ungheria), municipali (Francia), federali e regionali (Belgio). Una campagna elettorale permanente – da cui l’Italia (per ora) è esclusa – che mette alla prova i governi in carica e rischia di frenare la costruzione del cantiere europeo alle prese in questi mesi con il percorso a ostacoli dell’Unione bancaria e il dilemma di un nuovo paracadute per i Paesi sotto stress. Lo spettro sempre più reale di un’escalation dei partiti nazionalisti potrebbe poi riflettersi sulla composizione del nuovo Europarlamento alle elezioni fissate dal 22 al 25 maggio.
«Le elezioni – sottolinea Janis Emmanouilidis, senior policy analyst del think tank European Policy Centre di Bruxelles – non hanno tutte la stessa rilevanza. Ma è chiaro che un esito nazionale ha delle ripercussioni a livello europeo, tanto più grande quanto più forte è il peso politico del Paese in questione». Una prima, possibile frenata, potrebbe arrivare già il prossimo 15 ottobre, quando il Consiglio Ecofin sarà chiamato a discutere del futuro dell’Irlanda una volta concluso il programma di salvataggio da 85 miliardi da parte di Ue e Fmi a fine anno. «È improbabile – spiega Silvio Peruzzo, senior European analyst di Nomura – che possano essere prese decisioni senza il nuovo ministro delle Finanze tedesco». Rischia così di slittare anche il dibattito su un possibile nuovo salvataggio della Grecia, il terzo dal 2010. Allo stesso modo gli appuntamenti elettorali in patria potrebbero “distrarre” gli Stati coinvolti dai preparativi per l’Unione bancaria. I prossimi mesi saranno infatti cruciali per costruire gli altri due pilastri che accompagneranno la vigilanza unica da parte della Bce che entrerà in vigore nell’autunno 2014: il via libera dell’Europarlamento alla proposta di direttiva sul fallimento ordinato delle banche (l’inizio del dibattito è fissato per il 14 ottobre) e l’accordo sulla spinosa questione del meccanismo unico di liquidazione delle banche. A Bruxelles si punta a un accordo entro dicembre per il rush finale con l’approvazione dell’Europarlamento in primavera, prima del rinnovo dell’emiciclo.
Nel frattempo, però, gli occhi saranno puntati soprattutto sulle elezioni municipali del 23 marzo in Francia e su quelle federali e regionali in Belgio. Un vero e proprio test per i partiti nazionalisti e antieuropeisti sul territorio, dopo che la tedesca Alternative für Deutschland ha sfiorato l’ingresso al Bundestag. «A contribuire alla loro affermazione – sottolinea Emmanouilidis – è anche la crisi economica che non concede tregua. Il rischio è che, oltre ai dossier caldi, la frenata riguardi l’integrazione europea già consolidata come la politica dell’immigrazione o lo spazio di Schengen, spesso bersagli di queste formazioni politiche». Secondo i più recenti sondaggi, il Front National di Marine Le Pen avrebbe guadagnato negli ultimi mesi il 4% e potrebbe aggiudicarsi il 16% dei voti al primo turno, mettendo sotto pressione il partito socialista del premier Hollande che potrebbe scendere di due punti al 40 per cento. La consultazione sarà locale, ma la sua eco si farà certamente sentire nella capitale. Il Belgio, intanto, continua a fare i conti con le sue due anime, vallone e fiamminga. Qui il personaggio da tenere d’occhio sarà Bert De Wever, sindaco di Anversa, leader del partito separatista N-Va, che un anno fa ha trionfato alle elezioni comunali il prossimo aprile punta al tris: federali, regionali ed elezioni europee.
In tutti e 28 Paesi la vera partita si giocherà a maggio nella scelta degli eurodeputati che rappresenteranno i vari paesi a Strasburgo e avranno il potere di veto sulla nomina della nuova Commissione europea, guardiana dei Trattati e braccio esecutivo della Ue. Secondo Sonia Pedrafita, research fellow del Ceps di Bruxelles, lo spettro di una grande coalizione antieuropeista «è reale e sarebbe un rischio senza precedenti per il funzionamento del Parlamento». A contrubuire a questa situazione, sottolinea, «è anche il sistema elettorale utilizzato per le elezioni europee nei vari Paesi: solo in 11 casi esiste una soglia di sbarramento che è sempre al di sotto del 5%, mentre negli altri viene utilizzato un motodo proporzionale di distribuzione dei seggi. La vera posta in gioco di queste elezioni sarà dunque il futuro della Ue e dell’euro».

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