Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Riforme, Pa, obiettivi misurabili, monitoraggio: le criticità del Recovery italiano nell’esame Ue

È una via stretta quella che deve percorrere il governo per «rafforzare» il Recovery Plan, discuterlo in Parlamento, con le parti sociali, con gli enti territoriali, adeguarlo ai requisiti richiesti dalla commissione Ue. E presentarlo a Bruxelles entro il 30 aprile. Una via stretta, tempi che incalzano, pagine tutt’altro che banali ancora da scrivere.

Ma in che senso il Recovery Plan italiano ha bisogno di essere «rafforzato» come ha detto il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, nella conferenza stampa di lunedì scorso? Qualcosa lo ha fatto capire lo stesso Gentiloni che ha detto di tenere un occhio «alle riforme, alle raccomandazioni Paese, ai tempi, agli obiettivi». Detto in altri termini, il piano italiano va inserito nel solco tracciato dalle linee guida del 27 settembre della stessa Commissione e dal regolamento approvato l’11 gennaio dalle Commissioni riunite Bilancio e Affari economici e monetari del Parlamento europeo che ora attende la ratifica definitiva del Parlamento in seduta plenaria in febbraio.

Il primo punto chiaro è che occorre rafforzare le riforme. In questo il piano inviato in Parlamento dal governo aiuta poco o niente. Il testo dice sì che il Pnrr è collegato al Piano nazionale di riforme ma è molto generico sulle riforme che pure vengono indicate sommariamente. L’unica che ha qualche dettaglio è quella della giustizia, con digitalizzazione e assunzioni, mentre la riforma della Pa, quella fiscale, quella del mercato del lavoro e quella della concorrenza hanno un accenno di poche righe.

Qui c’è il vero scoglio politico che fa pensare alla grande difficoltà che avrà davanti il governo, tanto più se un governo di minoranza, appeso alla caccia ai voti in Parlamento. L’Europa chiede linee chiare e dettagli di queste riforme, ma parliamo di riforme che chiedono mesi di gestazione, con i consueti tempi italiani. Basti pensare al decreto semplificazioni che non è certo stato la soluzione ai problemi degli investimenti pubblici – al punto che ora bisogna farne un altro: ha richiesto quattro mesi per prendere forma e diventare un provvedimento. Non parliamo della riforma fiscale di cui si parla da anni senza arrivare a nulla o di quella della giustizia. Come riuscirà il governo a conciliare misure così imponenti con i tempi strettissimi e una maggioranza tutt’altro che solida e coesa?

Ma non ci sono solo le riforme. Linee guida e regolamento Ue prevedono un apparato rigoroso di milestone, target e obiettivi che devono essere misurabili. Ogni progetto deve indicare i risultati attesi misurabili che non sono, come si accenna in qualcuno dei programmi del Pnrr italiano, la platea interessata alla misura o lo stato di avanzamento nel tempo, bensì l’impatto economico, sociale, ambientale delle misure prese. Nel piano italiano finora c’è poco di tutto questo, solo in qualche caso specifico (come gli asili nido che hanno il target di creare 450mila nuovi posti di lavoro, il rafforzamento degli Its che mira all’aumento del 150% degli iscritti e del 50% dei diplomati, qualche obiettivo del Superbonus in termini di risparmio di Mtep). Ma la gran parte dei programmi hanno indicazioni e obiettivi che non rispondono a quel che chiede la Ue.

Il governo ha comunque ben presente il problema. E assicura che tutte le componenti del piano avranno schede tecniche nelle quali saranno indicati milestone, target e obiettivi quantificati. Il lavoro sarà ultimato dopo che il Parlamento avrà approvato o respinto i progetti ma c’è un team tecnico che è già al lavoro sui templates.

Il terzo tema è quello della governance e del monitoraggio, partita su cui si è consumata la maggioranza appena arrivata al capolinea e che finora non ha prodotto risultati. La rendicontazione delle spese, dello stato di avanzamento, il monitoraggio anche qui dei risultati attesi sarà severo a Bruxelles e addirittura un credibile apparato di monitoraggio è fra i criteri per approvare il Piano.

La struttura e le procedure di monitoraggio della spesa e dei risultati dipendono dalla governance. A pagina 33 delle linee guida della Commissione, dove si parla di governance, sono previste le procedure per monitorare spesa e risultati. Ora bisogna capire quale sarà la soluzione scelta dall’Italia.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ancora un semestre di transizione per il gruppo Enel. La società leader del settore energia - nonc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo un anno di trattative Unicredit, con accelerazione da pochi attesa, irrompe verso l’acquisiz...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A un certo punto della trattativa a un ministro dei 5 Stelle scappa detto che «qui crolla tutto»....

Oggi sulla stampa