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Riforme in cinque mosse

di Nicoletta Picchio

Un intervento forte sulle pensioni, per accelerare la riforma. E poi il fisco, con la disponibilità delle imprese ad una patrimoniale ordinaria fino ad un 1,5 per mille ed altre misure per contrastare l'evasione: indicare nella dichiarazione dei redditi lo stato patrimoniale e limiti all'uso del contante (500 euro).

È il documento di riforme che Confindustria sta preparando, condividendolo con le altre organizzazioni imprenditoriali. Entro domani il giro di consultazioni si dovrebbe chiudere per confezionare il testo definitivo da presentare al governo e alle forze politiche. È quel «manifesto delle imprese per salvare l'Italia», annunciato dalla presidente Emma Marcegaglia. Sono cinque i punti su cui intervenire: pensioni, fisco, liberalizzazioni e privatizzazioni, dismissioni del patrimonio pubblico, infrastrutture. Pensioni, fisco e lotta all'evasione sono i grandi capitoli da cui far derivare le risorse per ottenere un calo della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, in modo da aumentare il netto in busta paga, dare una spinta ai consumi, aumentare la competitività delle aziende. Il fisco come elemento dello sviluppo: bisognerebbe almeno raddoppiare gli importi forfettari previsti della deduzione per il cuneo fiscale Irap, prolungare la deduzione Irap per gli apprendisti, anche dopo la trasformazione del contratto di lavoro, per incentivare l'occupazione giovanile. Andrebbe introdotta subito la riduzione dell'Ires commisurandola al nuovo capitale immesso nell'impresa (Ace, aiuto per la crescita economica); un credito di imposta automatico per almeno 10 anni per gli investimenti in ricerca e sviluppo, e altre misure, tra cui incentivi stabili per le quote di salario legate alla produttività.

Altro tema fondamentale per la crescita, una riduzione del confine dello Stato. Serve un piano pluriennale di dismissioni degli immobili pubblici, va ridotto l'eccesso di regolamentazione, sia affermando il principio di libera concorrenza nella Costituzione, articolo 41, sia rafforzando la liberalizzazione delle professioni (divieto di tariffe minime, libertà di pubblicità e di forme organizzative, delega al governo per la riforma dei servizi e degli ordini professionali).

Con una maggiore liberalizzazione occorre una regolazione più efficiente dei mercati, trasformando l'Agenzia delle risorse idriche in Autorità indipendente, competente anche sui rifiuti; istituire l'Autorità dei trasporti e delle infrastrutture. Su quest'ultimo punto bisogna sbloccare le opere già finanziate, in caso di forti ritardi prevedere livelli superiori di responsabilità; incentivare il coinvolgimento della finanza privata, rivedendo regole e strumenti, dai project bond al sistema di garanzie.

Altro grande tema le semplificazioni: va rivisto il titolo V della Costituzione, riportando attività produttive, energia, reti e infrastrutture alla competenza statale; puntare su poteri e meccanismi sostitutivi per sbloccare i procedimenti amministrativi per l'avvio delle imprese e altri ostacoli normativi; attribuire una precisa responsabilità politica per il monitoraggio e l'attuazione delle misure di semplificazione, completare le misure di semplificazione, rafforzare le competenze delle Agenzie per le imprese, approvare i provvedimenti attuativi mancanti.

Anche l'efficienza energetica sarebbe un volano per la crescita: prolungando al 2020 gli incentivi si avrebbe un aumento degli investimenti di 130 miliardi di euro; un incremento del Pil dello 0,4% l'anno, un aumento della produzione di 238,4 miliardi di euro, un impatto economico sul sistema paese pari a 15,4 miliardi di euro.
 

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