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Riforme e interventi Quelle mosse di Madrid che interessano Roma

Uno degli eventi rilevanti per il futuro dell’Italia nei prossimi mesi avrà luogo alla fine di questa settimana. A Madrid. Venerdì i consulenti privati della Oliver Wyman pubblicheranno le loro stime sulle esigenze di capitale delle banche spagnole, in vista del versamento degli aiuti europei. Nelle stesse ore, il governo di Mariano Rajoy presenterà il suo ultimo programma di riduzione del deficit e riforme della struttura produttiva del Paese.
È a quel punto che tutto sarà pronto. Il premier di Madrid spera che quegli interventi diventino la base per il «memorandum» con l’Eurogruppo, perché sa che il suo governo solo con una firma sul quel documento potrà accedere al sostegno della Banca centrale europea. In teoria, il piano di misure già proposte in anticipo da Rajoy dovrebbe far apparire le condizioni europee qualcosa meno di una capitolazione. Certe pagine del calendario d’autunno sono del resto già segnate: già l’8 e 9 ottobre a Bruxelles la Spagna potrebbe proporre di firmare un «memorandum» e già verso fine di ottobre il Bundestag potrebbe votare sui nuovi interventi a favore di Madrid. L’agenda magari rischia di slittare ancora un po’, ma difficilmente salterà.
È a quel punto che l’attenzione di molti protagonisti nel mercato si concentrerà sempre di più sull’Italia. Ieri ha già iniziato a farlo con un rapporto di Morgan Stanley che si concentra esattamente su questo punto: «La psicologia del contagio è tale che quando un governo dell’area euro viene “gestito”, gli investitori si concentrano sul prossimo anello debole», scrivono gli analisti della banca d’affari americana. «Di conseguenza la pressione di mercato sull’Italia potrebbe intensificarsi una volta che la Spagna presenti domanda al fondo salvataggi».
Morgan Stanley riconosce che può accadere anche il contrario: una svolta a Madrid potrebbe rassicurare tutti sulla tenuta dell’area euro e l’Italia ne trarrebbe un beneficio. Probabile però che il discrimine fra i due scenari opposti si farà anche in base al giudizio specifico degli investitori sull’Italia. È per questo che l’analisi di Morgan Stanley ieri ha iniziato ad approfondire punti di forza e di debolezza del Paese. Tra i fattori positivi, la banca d’affari sottolinea la riduzione degli squilibri finanziari verso il resto del mondo: alla fine del prossimo anno il deficit nel totale degli scambi con l’estero sarà appena all’1% del Pil.
Poi però esistono anche aspetti di vulnerabilità, sottolinea Morgan Stanley. Il più evidente è noto da tempo: l’economia non smette di contrarsi e il ritmo di caduta del Pil in questo trimestre potrebbe addirittura aver accelerato. Ma soprattutto, secondo la banca d’affari questa lunga recessione inizia a produrre altri due effetti nuovi: le sofferenze bancarie saliranno al 10% del portafoglio crediti delle banche entro fine 2013 e la chiusura o i tagli agli investimenti di molte imprese riducono il potenziale di crescita futura.
Mentre la Spagna avvia la manovra di avvicinamento agli aiuti europei, Morgan Stanley dà il primo segnale che il faro si sposta sull’altro grande Paese del sud. Non sarà l’ultimo.

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