Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Riforme della Giustizia Cartabia apre il cantiere

Da quando ha messo piede in via Arenula il 13 febbraio la giurista Marta Cartabia ha perseguito un obiettivo fondamentale, «condurre in porto il prima possibile le riforme della giustizia che valgono solo l’1% dei miliardi del Recovery». Ma proprio dalle riforme della giustizia civile, della giustizia penale, del Csm e dell’ordinamento giudiziario, dipenderà «l’arrivo dei fondi europei». «Niente riforme, niente soldi». Se questo è il goal, ne consegue la strategia di Cartabia che, rispetto a una maggioranza che tutto è fuorché unita sulla giustizia, ha evitato di esasperare i contrasti tra Pd e M5S da una parte, e il centrodestra dall’altra. Perché lo scopo è portare a casa le riforme entro la fine dell’anno. Riservandosi tre mesi — anziché i 12 inizialmente previsti — per scrivere e far approvare i decreti attuativi.
Di occasioni di rissa ce ne sono state molte. L’ordine del giorno sulla presunzione di innocenza, l’obbligo dell’assenso del gip sulla richiesta dei tabulati fatta dal pm, la commissione d’inchiesta sulla magistratura, le palesi divergenze sulla prescrizione. In una parola, la voglia di garantismo del centrodestra. E anche quella di buttare giù le riforme dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Cartabia non ha raccolto una sola provocazione. Ha incontrato tutti i parlamentari che chiedevano un appuntamento. Ma ora è il momento di stringere. Per questo venerdì 30 aprile, quando ha incontrato i capigruppo della maggioranza del Senato per chiudere sul processo civile, Cartabia ha fatto una raccomandazione tutta politica: «Abbiamo scadenze imposte dal Recovery che non possiamo tradire. Il senso di responsabilità deve guidare ognuno di noi nella gestione parlamentare». Un invito esplicito ad accantonare le divergenze.
E lei ha dato il “buon esempio”. Ha fermato lo scontro in aula sulla prescrizione assumendosi la responsabilità dei futuri emendamenti. Ha nominato tre commissioni di rinomati giuristi che in meno di due mesi hanno elaborato gli emendamenti ai testi di Bonafede. Al quale Cartabia non ha dato lo “schiaffo” che il centrodestra chiedeva, buttare a mare i suoi disegni di legge. Che invece sono i testi base da cui partire per cambiare il Csm e la giustizia penale e civile. Lo stesso invito a «mettere da parte le divergenze » Cartabia si appresta a ripeterlo proprio oggi, quando avrà di fronte i capigruppo della Camera per affrontare il piatto più litigioso della giustizia, quello del processo penale. La prescrizione di Bonafede (stop dopo il primo grado per i condannati), la durata delle singole fasi del processo (due anni il primo grado, un anno e sei mesi l’appello, un anno o addirittura sei mesi in Cassazione), i tempi delle indagini preliminari (due anni ma con molte tagliole), ma anche il destino del processo di appello che potrebbe vedere il ritorno, ma riveduto e corretto, della legge Pecorella del 2006, bocciata l’anno dopo dalla Consulta, che vietava l’appello al pm che perde il processo.
Se la vera sfida è quella dei tempi, e tutto deve essere chiuso entro la sessione di bilancio di que st’anno, Cartabia chiede a tutti di mettersi una mano sulla coscienza. Vediamo perché. Alla Camera, a giugno, sono in calendario il processo penale e la riforma del Csm. Che contiene la nuova legge elettorale che deve “guardare” al 2022, quando scadono i quattro anni dell’attuale Csm. Fonti della maggioranza già dicono che la discussione slitterà a settembre. Perché sarà complicato raggiungere la “quadra” sul processo penale. Dove il nodo della prescrizione è pesantissimo. Il gruppo di lavoro presieduto dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi ipotizza, con varie soluzioni, di mantenere lo stop di Bonafede in primo grado, ma agendo poi in appello sui tempi del processo. Una prescrizione “processuale” che non piace al centrodestra che vorrebbe voltare pagina rispetto alla Bonafede.
Approvato tra giugno e luglio, il processo penale affronterà il Senato. E da lì dovrebbe arrivare alla Camera la riforma del processo civile. Nel frattempo, nella commissione Giustizia di Montecitorio, si affaccerà la riforma del Csm, della sezione disciplinare — oggi in primo piano dopo il caso Palamara — e del destino dei magistrati che scendono in politica. Il centrodestra si batte per ottenere il sorteggio come sistema elettorale, ma c’è da scommettere che non sarà questa la soluzione di Massimo Luciani, il costituzionalista al vertice del gruppo di lavoro istituito da Cartabia. Se l’aula della Camera riuscirà a votarla a settembre, solo un rush potrà garantirle di ottenere anche il via libera del Senato entro la fine dell’anno.
Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Investimenti nel biometano e metano sintetico. Ma anche nell’idrogeno verde. Con una particolare ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una superlinea con una capacità produttiva fino a 400 mila vetture all’anno e quattro nuovi mode...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Stappa lo champagne Ursula von der Leyen che tiene a battesimo la prima emissione degli eurobond de...

Oggi sulla stampa