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Riforme, all’appello mancano 511 decreti

Continua a crescere lo stock dei decreti necessari per rendere pienamente operative le riforme. In due mesi – rispetto all’ultimo Rating 24 (si veda il Sole 24 Ore del 22 aprile) – si è passati da 500 a 511 provvedimenti ancora da mettere a punto. Conseguenza dell’ingresso delle prime riforme varate dal Governo Renzi. Sono, infatti, arrivati al traguardo tre decreti legge, che prevedono ben 84 regolamenti per poter dispiegare pienamente gli effetti. Provvedimenti che si sommano a quelli lasciati in eredità dagli Esecutivi Monti e Letta: si tratta complessivamente di 428 decreti attuativi ancora in attesa, di cui 177 già scaduti.
Nonostante questo, la percentuale di attuazione ha fatto un piccolo balzo in avanti, passando dal 40,7% dell’ultimo monitoraggio al 41,5%. Il sia pur lieve miglioramento si spiega con il fatto che – nonostante il sopraggiungere delle misure di Renzi, la cui attuazione è pressoché nulla, ma c’è da considerare che sono provvedimenti recenti – l’applicazione delle riforme dei precedenti Governi è andata, seppur lentamente, avanti. Ad aver pesato positivamente sulla performance di attuazione è però soprattutto il fatto che molte norme applicative sono nel frattempo venute meno perché rese obsolete dalle nuove riforme. Effetto che si nota in particolare sul pacchetto attuativo lasciato in eredità da Monti, sceso da 512 provvedimenti rilevati ad aprile ai 445 attuali, mentre per Letta il fattore è meno rilevante, perché sono solo 22 i regolamenti decaduti (erano 367 e adesso sono 345).
Al di là delle circostanze che hanno permesso di migliorare la percentuale di attuazione, resta il fatto che il pacchetto di provvedimenti ancora da portare al traguardo è cresciuto ed è destinato ad aumentare in maniera sensibile con i diversi interventi legislativi in corso di conversione. Se ci si ferma soltanto alle misure che hanno un impatto sull’economia e la crescita – e tali sono quelle finora prese in considerazione nel rating, che si concentra sulle norme diventate legge in via definitiva – c’è, infatti, da tenere conto che aspettano il via libera delle Camere il Dl sulla cultura e quello sulla Tasi. Eppoi, ha appena iniziato il cammino parlamentare il decreto legge di riforma della pubblica amministrazione e l’altro sulla competitività.
Tutte misure che rimandano a provvedimenti applicativi e che, dunque, ribadiscono l’esigenza – già avvertita in passato – di meccanismi di attuazione perentori. Il Governo Renzi ci aveva pensato e aveva inserito nel decreto legge sulla Pa una norma che imponeva ai ministeri di predisporre per tempo gli atti di propria competenza e, in caso di inadempienza, dava alla Presidenza del consiglio la possibilità di esercitare il potere sostitutivo. La disposizione è, però, sparita nella versione del decreto pubblicato in Gazzetta. La questione è stata interpretata come una vittoria della burocrazia, ma da Palazzo Chigi assicurano che la norma sarà recuperata in una prossima legge.
La misura appare tanto più necessaria perché il Governo Renzi è già in affanno sull’attuazione. Nonostante gli interventi legislativi siano recenti, 14 regolamenti hanno superato i tempi fissati per l’emanazione. Come nel caso del Durc semplificato: è scaduto da più di un mese il decreto del Lavoro previsto dal Dl 34 (primo capitolo del Jobs act) che avrebbe dovuto rendere operativa la verifica online della regolarità contributiva delle imprese e che allunga a 120 giorni la validità dei dati dichiarati.
Né ha visto ancora la luce il decreto delle Infrastrutture – richiesto entro il 27 giugno – necessario a dare piena operatività al Fondo per la concessione di contributi per gli interessi sui finanziamenti per l’acquisto da parte degli inquilini degli alloggi Iacp, voluto dal Dl 47 sull’emergenza abitativa.
Alle misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale (Dl 66), invece, mancano i decreti – attesi per fine maggio e non ancora pubblicati sulla «Gazzetta Ufficiale» – che fissano gli obiettivi delle uscite delle pubbliche amministrazioni e rideterminano le autorizzazioni di spesa, così come quello che definisce i criteri per l’iscrizione nell’albo delle “centrali acquisti” di beni e servizi diverse da Consip e Regioni (sarebbe dovuto arrivare entro il 23 giugno). Il Mef, poi, deve ancora approvare – tra gli altri – il decreto che individua le prestazioni principali per l’acquisto di beni e servizi oggetto delle convenzioni stipulate dalla Consip (scaduto lunedì).

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