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«Riformare il Testo unico della finanza»

Il Tuf, il Testo unico della finanza, entrato in vigore nel 1998 e pensato prima della metà degli anni ’90, ha troppe rughe: un lifting normativo adeguato, insieme a modifiche da apportare anche alla riforma Vietti del diritto societario (che è del 2003) permetterebbe di agevolare la quotazione delle nuove imprese.
Giuseppe Vegas ha dedicato una buona parte della sua relazione a esaminare quali riforme normative si rendano necessarie ora che l’autorità di controllo sui mercati ha oramai realizzato tutto quanto era in suo potere, attraverso le modifiche regolamentari per rendere la vita più semplice a chi intende quotarsi in borsa e per porre un argine al processo di delisting.
Così ha ricordato che in Italia, oggi, le società quotate sono 263 (15 anni fa erano 290) e che nel 2011 la capitalizzazione si è ridotta dal 27 al 21 per cento mentre negli altri grandi paesi europei pur nella crisi economica la capitalizzazione della borsa sul Pil va dal 37 per cento tedesco al 140 per cento inglese. Poi, ha scandito: «È giunto il momento di allineare il sistema nazionale a quello dei principali Paesi europei, eliminando oneri che gravano sulle quotate senza garantire in cambio particolari tutele per gli investitori». Ma per consentire alle società quotate una maggiore autonomia statutaria, secondo Vegas occorre una revisione sia del Tuf che del Codice civile: «Sono passati quasi 15 anni dall’entrata in vigore della legge-quadro di riferimento dei mercati finanziari e quasi dieci dall’ultima riforma organica del diritto societario. Nel frattempo è cambiato il mondo».
Secondo il presidente della Consob quindi c’è bisogno di «istituire una commissione con il compito di operare una revisione sistemica» del Tuf e del Codice civile. Ma non basta: accanto alla necessità di riforma della legge Draghi sulle società quotate, il presidente della Consob ha segnalato anche l’opportunità di cogliere l’occasione per completare la riforma delle Authority utilizzando fino in fondo il criterio della competenza della vigilanza per finalità dei controlli. Come si sa, anche il governo Monti, come già aveva fatto l’esecutivo Prodi, ha avviato la riflessione sull’opportunità di un restyling delle competenze delle principali autorità di controllo, con l’idea di trasferire le competenze di Isvap (controllore delle assicurazioni) e e Covip (autorità di vigilanza sui fondi pensione) alla Banca d’Italia, che diverrebbe il regolatore unico in materia di stabilità degli operatori (bancari, assicurativi e finanziari) e al tempo stesso confermare, rafforzandole, le competenze su trasparenza e concorrenza in capo rispettivamente a Consob e Antitrust. Ieri Vegas ha detto che sarebbe utile anche riassegnare in via esclusiva a Consob alcune competenze che oggi sono gestite invece in “condominio” con la Banca d’Italia .
«Ulteriori revisioni del Testo unico della finanza – ha infatti affermato – si rendono necessarie al fine di prevenire a un compiuto sistema di ripartizione delle competenze di vigilanza sulla base di finalità dei controlli. La strada potrebbe essere quella di rivedere le attribuzioni di vigilanza in materia di risparmio gestito e di organismi di mercato e post-trading, replicando le scelte fatte in sede europea in tema di ripartizione di competenza fra Eba ed Esma». L’architettura delle competenze “per finalità”, in effetti, è esplicitamente richiamata nel regolamento dell’Esma, l’autorità europea per il controllo del mercati.

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