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Riforma, via libera con riserve

La riforma forense approda in Aula alla Camera. Ma con l’altolà del governo ai suoi principi fondanti. Molti articoli del disegno di legge, infatti, hanno dei profili di contrasto con i principi dettati dall’Esecutivo in materia di professioni nel dl n. 138/2011 e nel dl n. 1/2012. Quindi, l’altro ieri, il governo si è riservato di esprimere il proprio parere sugli emendamenti alle disposizioni controverse, come la disciplina delle società professionali, le tariffe professionali e tutto il capitolo che regolamenta l’accesso alla professione. I criteri delle scelte dell’Esecutivo sono stati illustrati dallo stesso ministro della giustizia, Paola Severino, che è intervenuta in Commissione per dichiarare, in particolare, che «i predetti pareri tengono conto che molte delle disposizioni contenute nel provvedimento in esame vertono su materie oggetto della delega di cui all’articolo 3, comma 5, del dl 13 agosto del 2011, n. 138, convertito con modificazioni in legge dall’articolo 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, relativa agli ordinamenti professionali». «Considerato che il governo intende esercitare la predetta delega», ha continuato Severino, «anche al fine di scongiurare il rischio che, ai sensi del comma 5-bis, le norme vigenti sugli ordinamenti professionali in contrasto con i princìpi di cui al c. 5, lettere da a) a g), siano abrogate in ogni caso dalla data del 13 agosto 2012, cioè anche in assenza delle nuove disposizioni regolamentari volte a riformare la disciplina degli ordini professionali, preannuncia che verrà espresso parere contrario su ogni emendamento in contrasto con i principi di delega». Nel dettaglio, il sottosegretario Salvatore Mazzamuto ha espresso riserve sugli articoli 4, 9, 10, 11, 12, 17, 18, 19, 38, 39, 40, 41, 42, 43. Soddisfatto comunque il relatore, Roberto Cassinelli (Pdl). «Il testo approvato», afferma, «prevede misure estremamente importanti per la categoria tra cui il rinvio a una delega legislativa in materia di società tra avvocati, nuovi criteri per la determinazione delle materie oggetto di specializzazioni e la possibilità di acquisire titoli specialistici a fronte di comprovate esperienze nel settore, la creazione di parametri di riferimento per il compenso del professionista».

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