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Una riforma da recuperare al più presto

La crisi che ci ha accompagnato negli ultimi tempi ha messo in luce l’intreccio tra il sistema economico–produttivo e quello finanziario. Quest’ultimo non è solo un sistema che deriva dal primo e dai valori che esso è in grado di produrre, ma (quando è sano) è fattore di propulsione e di spinta dell’economia. Questo doppio intreccio spiega le dinamiche politiche che a livello dell’Unione Europea hanno portato all’adozione di misure, a volte solo sul piano di Raccomandazioni ai Paesi membri, per creare nuovi mercati o ampliare quelli esistenti. In altri termini, c’è la consapevolezza che la crescita economica e la stabilità del sistema bancario dipendono da fattori che non sono collegati in via esclusiva alla erogazione di tutele di tipo giudiziario ma appunto allo sviluppo di mercati. Questa tendenza è molto significativa con riguardo agli NPLs. Come noto è un problema che, per diverso tempo, ha rappresentato una mina per il sistema economico. Le analisi della Banca d’Italia sono di grande ausilio per comprenderne le dinamiche negative. La sua portata, se generalizzata, può infatti determinare, come nella realtà è stato, una contrazione grave nel meccanismo di erogazione del credito e quindi di sostegno all’economia reale. La dimensione del fenomeno in Italia ed Europa è nota, così come le cause che lo hanno generato. Tra queste, guardando il nostro Paese, non si può che segnalare – e ricordare – la contrazione del Pil negli ultimi dieci anni di quasi dieci punti percentuale.
Su questo si è poi innestata, quale aggravante, la lentezza delle procedure giudiziali di recupero dei crediti. Guardando a queste cause risulta allora da apprezzare la proposta recente della Commissione per affrontare l’ancora elevato stock di NPLs presenti nell’economia dell’Unione. Le misure proposte ruotano nella sostanza intorno a tre coordinate: assicurare con fondi la copertura dei rischi associati alle perdite sui crediti che potrebbero divenire non-performing; sviluppare un mercato secondario dove le banche possono vendere i crediti deteriorati; facilitare la ristrutturazione del debito. Nello specifico, tra le misure proposte, vi è anche quella di istituire delle Asset Management Companies nazionali seguendo lo schema tecnico previsto dalle linee guida per rispettare la disciplina degli aiuti di Stato. Possiamo dunque notare come la Commissione proponga strumenti che interagiscono con il sistema economico e con quello finanziario. Sul primo, attraverso la previsione di misure che agevolino la ristrutturazione del debito implementando la disciplina della crisi di impresa; sul secondo, creando un mercato dove poter negoziare i crediti deteriorati con operatori e veicoli specializzati tra cui anche un’ Asset Management Company nazionale. Questo sofisticato contesto richiama di nuovo in Italia il tema della riforma della disciplina della crisi che sappiamo essersi attestata a livello di approvazione della relativa legge delega. Ora, senza voler fare previsioni su cosa potrà accadere nel nuovo scenario politico, è indubbio che – a prescindere dai miglioramenti apportabili – i lavori della Commissione Rordorf rappresentano un punto di riferimento importante e autorevole. Si segnalano tre aspetti che rilevano in rapporto agli NPLs. Il primo è quello di una maggiore attenzione al tema dei creditori holdout, ovvero che esercitano forme di ostruzionismo irragionevole ai piani di ristrutturazione. Il richiamo ai principi di buona fede e correttezza, nonché la previsione della c.d. prova di convenienza della proposta del debitore sono alcuni degli indici significativi al riguardo. Il secondo concerne la spinta verso una maggiore efficienza economica della gestione delle procedure che si coglie non solo con riguardo ai tempi ma anche ai maggiori livelli di professionalità richiesta in capo ai gestori e ai giudici. E infine una decisa valorizzazione della governance e degli adeguati assetti organizzativi non solo in relazione alla tempestiva emersione della crisi ma, è da prevedere, per assicurare al sistema commerciale e produttivo una maggiore affidabilità nella valutazione del merito creditizio. Il nuovo assetto da dare alla disciplina della crisi non va dunque trascurato perché da esso può dipendere lo sviluppo di mercati e operatori in grado di alleggerire il sistema bancario e giudiziario.

Vincenzo De Sensi

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