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Riforma penale, il governo decide Le ultime resistenze dei 5 Stelle

La cabina di regia sulla Giustizia ieri non c’è stata. Ma oggi gli emendamenti del Guardasigilli Marta Cartabia alla riforma del processo penale sono attesi ugualmente in Consiglio dei ministri. Per mettere a punto gli ultimi correttivi richiesti dal Movimento Cinque Stelle e concludere felicemente una trattativa, che, partita nel guado di veti incrociati è arrivata, vicinissima al traguardo.

Lo chiede il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che vuole accelerare sulle riforme della Giustizia richieste dal Pnrr. E lo auspicano i partiti della maggioranza di governo che non hanno mai tollerato la riforma Bonafede e la relativa sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio e vedono nel momento di crisi dei Cinquestelle un’occasione unica per regolare i conti nella partita sulla giustizia.

Eppure, a sorpresa, il Movimento questa volta non farà muro. «Non alzeremo alcuna barricata. Solo qualche distinguo, importante», dicono al Corriere fonti Cinquestelle di governo. Spiegando che «è difficile rinunciare a una simile mediazione nella quale si coglie l’intenzione del ministro di venire incontro alle nostre richieste».

L’ipotesi tracciata dalla ministra di congelare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, ma porre il limite di due anni alla conclusione del processo di Appello e di un anno a quello in Cassazione non scandalizza i Cinquestelle. «L’importante – si precisa -è non cancellare la riforma Bonafede, come chiedevano da destra e da sinistra. E la mediazione della ministra non la cancella, ma la integra».

La spinta

Il premier vuole accelerare sugli interventi previsti

nel Recovery

Trapela soddisfazione anche per un’altra modifica. «Nella trattativa avevamo chiesto di abolire il principio di inappellabilità da parte del pm in caso di assoluzione, contenuto nelle prime bozze di riforma. Nell’ultimo testo che ci è stato sottoposto questo passaggio non c’è più. E in più sarebbe stata modificata anche la parte relativa alle priorità di reati da perseguire che il Parlamento, secondo la bozza Lattanzi, avrebbe dovuto dettare alle procure. L’autonomia delle procure di stabilire le priorità in base alle quali strutturare l’azione penale è stata specificata meglio».

Resta invece un ultimo fronte di scontro. Quello relativo alla corruzione. Il Movimento, in cambio del via libera alla riforma, ha chiesto che venga allegata una lista di reati imprescrivibili. E tra questi vuole inserire anche la corruzione. «Ma non se ne parla, il doppio binario è previsto solo per mafia e terrorismo. Quelli sono i reati imprescrivibili. Non altri», dice Enrico Costa di Azione. Lui, ex viceministro alla Giustizia, è entusiasta della mediazione. «Assolutamente condivisibile. La soluzione trovata è molto lineare e molto chiara, non pasticciata come quella proposta dal Pd». E aggiunge: «Certo, conterà molto la riforma relativa al Csm. Ma se le premesse sono queste io penso che alla fine non ci sarà neanche bisogno dei Referendum per tutelare i principi per cui si battono i promotori».

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