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Riforma, nuova vita agli ordini

La riforma delle professioni al traguardo finale. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, le intenzioni dell’ufficio legislativo del ministero della giustizia sono quelle di portare il dpr Severino (in attuazione dall’art. 3, comma 5 del decreto legge n. 138/2011) al primo Consiglio dei ministri utile (previsto probabilmente per venerdì). Non prima, però, di averne limato alcuni passaggi principali relativi a tirocinio, formazione, accesso e disciplinare anche sulle scia delle indicazioni del Consiglio di stato e, non prima, soprattutto di averlo sottoposto al vaglio dello stesso ministro della giustizia Paola Severino. Uno dei punti fondamentali oggetto di modifica riguarda l’ambito di applicazione della riforma che, secondo i giudici di palazzo Spada, è eccessivamente ampio e contiene quel riferimento a registri ed elenchi che andrebbe eliminato. L’ufficio legislativo pur ammettendo che questa definizione proviene dal decreto legislativo 206/07 che ha attuato la direttiva 36/05 sulle qualifiche professionali, ritiene che il suggerimento possa essere recepito senza snaturare il provvedimento. Uno dei passaggi, poi, al centro di rilievi non solo da parte dei giudici di palazzo Spada ma soprattutto degli stessi ordini, è quello del tirocinio: il dpr lo rende obbligatorio nei termini di 18 mesi per qualsiasi professione. In questo senso le intenzioni di modifica del ministero ricalcano quelle del Cds, eliminando l’estensione dell’obbligatorietà per tutti e lasciando ampio margine decisionale agli ordinamenti delle singole professioni di scegliere come regolamentare i tirocini a seconda di ogni attività. In relazione alla sua durata, i 18 mesi fanno riferimento alla durata massima. Altro tema caldo è quello del disciplinare. In questo senso i piani alti di via Arenula rispondono alle critiche affermando, innanzitutto, che il dpr non può intervenire sugli organi disciplinari aventi natura giurisdizionale ma solo su quelli di natura amministrativa, accogliendo, invece, il suggerimento relativo alla previsione di soggetti estranei negli organi disciplinari territoriali, con nomina dei restanti componenti da parte del Consiglio stesso. C’è poi il capitolo formazione continua e pubblicità. Per il primo punto la norma verrà riscritta prevedendo, così come era contenuto nella legge primaria, che i percorsi di formazione continua siano predisposti sulla base di regolamenti emanati dai consigli nazionali con la partecipazione del ministro vigilante (non viceversa). Inoltre le intenzioni sono quelle di prevedere che i corsi possano essere tenuti anche da soggetti diversi dagli ordini e collegi ma da questi autorizzati previo parere del ministro vigilante. Mentre sul tema della pubblicità i giudici di palazzo Spada hanno suggerito l’utilizzo del termine «pubblicità informativa» e preferito il richiamo ai testi normativi sulle pratiche commerciali scorrette per indicare che la violazione costituisce non solo illecito disciplinare ma anche violazione di queste norme. Ed è cosi che sarà adeguato l’articolo.

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