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«Riforma non è attacco alle Popolari»

Lungi dall’essere «un attacco» alle banche popolari, il decreto del governo che impone ai primi dieci istituti cooperativi la trasformazione in spa entro 18 mesi è «un intervento di grande portata», che anzi ne «riconosce» e non ne «mette assolutamente in discussione il valore». A schierarsi apertamente a favore del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e del provvedimento varato dall’esecutivo lo scorso 20 gennaio è il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Per il banchiere è addirittura «un errore madornale ritenere che questo sia stato un attacco del Governo al modello popolare», dato che «è stato solo detto che questo modello non è confacente a una dimensione oltre un certo limite o alla quotazione in Borsa». Posizione certo comprensibile, dato che Bazoli è da anni al vertice di uno dei colossi bancari italiani, naturalmente spa, e che segue ad esempio quella dell’a.d. di UniCredit Federico Ghizzoni, che nei giorni scorsi aveva accolto favorevolmente, pur con toni meno decisi, la riforma. Una presa di posizione, quella di Bazoli, che è stata accolta con sorpresa in alcuni ambienti del variegato mondo delle Popolari. Anche perchè Bazoli è stato otto anni fa uno dei protagonisti della nascita diUbi Banca che, leader italiano per capitalizzazione di Borsa e seconda per asset solo al Banco Popolare, è uno dei big indiscussi del credito popolare. Ubi Banca nacque dalla fusione tra la «popolare» Bpu (a sua volta originata dal merger tra Popolare Bergamo e Popolare Commercio & Industria) e la Spa bresciana Banca Lombarda.
Al di là dell’endorsement di Bazoli, ieri è stata una nuova giornata di reazioni al decreto del governo, che per iniziativa del vice presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani sono approdate anche a Bruxelles. In un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea, Tajani ha chiesto di verificare l’impatto della riforma sull’accesso al credito e le presunte manovre speculative osservate sul mercato. A dire la sua è stata anche l’agenzia di rating Standard & Poor’s, che vede nell’avvio di un processo di aggregazione tra le Popolari l’obiettivo del provvedimento del Governo, sottolineando tuttavia che «non esiste l’equazione “Popolari uguale risultati negativi”» e che «è necessario un miglioramento complessivo della governance delle banche italiane». Sullo sfondo rimangono al momento le contromosse di Assopopolari, l’associazione di categoria.
In queste ore continuano intensi i lavori della commissione tecnica composta da Angelo Tantazzi, Alberto Quadrio Curzio e Piergaetano Marchetti, con l’obiettivo di stendere nero su bianco un progetto di autoriforma che arrivi ad aprire con decisione la governance delle grandi popolari agli investitori istituzionali e al mercato, pur senza spingersi tout court alla trasformazione in spa, come invece disposto dal Governo. Progetto che sarà sottoposto al cda dell’associazione in calendario il 4 febbraio: la riunione al momento ha solo due punti all’ordine del giorno – «Comunicazioni del presidente» e «Varie ed eventuali» – ma sarà il primo vero banco di prova per capire se la categoria riuscirà a trovare in tempi rapidi un’intesa sulla bozza di riforma, in modo da utilizzarla come risposta concreta al decreto dell’esecutivo e come “base negoziale” per le trattative politiche che accompagneranno, per i prossimi sessanta giorni, il processo di conversione in legge.

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