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Riforma, le imprese riaprono i giochi

di Nicoletta Picchio

ROMA
Un incontro per trovare una posizione comune sulle modifiche alla riforma del mercato del lavoro. Le imprese, Confindustria, Abi, Alleanza delle coop, Ania e Rete Imprese Italia si vedranno domani pomeriggio. I tempi vanno accelerati: stasera i relatori del disegno di legge, Maurizio Castro, Pdl, e Tiziano Treu, Pd, hanno convocato un ufficio di presidenza, domani riuniranno la commissione per dare il via all'iter di esame del provvedimento e c'è intenzione di avviare subito, in questa settimana, le audizioni delle parti sociali.
Per il mondo imprenditoriale la riforma non va bene. Un avvertimento che le varie associazioni avevano mandato al governo mercoledì scorso, poco prima della presentazione dell'articolato, con un comunicato congiunto: inaccettabili le modifiche sui licenziamenti, con il rientegro previsto anche per i licenziamenti economici in caso di «manifesta insussistenza del fatto», pesanti le modifiche alla flessibilità in entrata, al punto da peggiorare le condizioni di competitività delle aziende, rendendo più difficili le assunzioni e i rinnovi dei contratti flessibili. L'opposto, quindi, degli obiettivi che si è posto il governo con la riforma. Al punto che per le imprese sarebbe meglio non fare nessuna riforma che farne una cattiva. Parole ribadite più volte dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Sarà proprio nella foresteria confindustriale di via Veneto che si terrà l'incontro di domani. Nel frattempo i tecnici stanno studiando il testo del provvedimento. Sui contratti a termine un argomento da affrontare è la definizione della stagionalità, che non andrebbe penalizzata con l'aumento della contribuzione. Inoltre andrebbero definite le casistiche del lavoro stagionale facendo riferimento ai contratti attuali. Sempre sul contratto a termine, è vero che per il primo contratto non è prevista la casuale, ma la durata viene limitata a 6 mesi. Termine troppo breve, andrebbe allungato. Inoltre a non piacere agli imprenditori è la modifica del termine di impugnazione del contratto, allungato da 60 a 120 giorni.
Altra questione cruciale sono le partite Iva: le presunzioni sulle false situazioni andrebbero utilizzate per fare i controlli e successivamente punire le situazioni false, non per determinare automaticamente un rapporto di lavoro subordinato. Sui contratti a progetto tra i vari punti che non convincono le aziende si limita il recesso del committente alla sola ipotesi della giusta causa. Ed è di ampia interpretazione quella formula «modalità analoghe a quelle svolte dai dipendenti dell'impresa», salvo «prestazioni di elevata professionalità», per definire un lavoratore a progetto un subordinato.
Sulla questione dei licenziamenti, oltre alla modifica sul licenziamento economico, dove si prevede il reintegro in caso di «manifesta insussistenza del fatto», ci sono altri punti: per esempio sulla conciliazione il testo non prevede che il licenziamento abbia effetto dalla comunicazione. Ciò può provocare comportamenti come la simulazione della malattia, impedendo al licenziamento di avere effetto.
Anche sugli ammortizzatori sociali le imprese stanno riflettendo sull'impatto della riforma, sull'eventualità di prolungare la mobilità, di razionalizzare il funzionamento dei fondi che devono garantire la cassa integrazione a chi non ce l'ha. Il lavoro di approfondimento continuerà in questi due giorni, per arrivare alle audizioni in Senato con una posizione precisa, da sottoporre all'analisi della Commissione Lavoro.

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