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Riforma lavoro: un cantiere aperto

Non poteva andare diversamente. Tra polemiche, strappi e trattative è stata approvata una riforma del lavoro che va incontro ad aspettative contrapposte e che, proprio per questo, rischia di scontentare tanti. Tra questi anche alcuni dei più illustri esponenti del mondo giuslavorista italiano. «Dopo grandi dibattiti e discussioni protrattisi per mesi, alla fine la montagna ha partorito il topolino — sorride il noto giuslavorista, Salvatore Trifirò —. Avrebbe dovuto essere una riforma epocale ma, a mio avviso, di epocale vi è ben poco. Lo Statuto dei Lavoratori quella sì fu, nel bene o nel male, una riforma epocale, non l’attuale».
Perché tanta severità? «Al di là dei tanti buoni propositi — continua Trifirò — le norme, in realtà, sono di dubbia interpretazione e colme di trabocchetti che possono creare seri problemi nell’ambito della gestione dei rapporti di lavoro, oggi molto più complessa che nel passato. Inoltre, sembra che la riforma abbia voluto mettere al bando tutte quelle forme di lavoro autonomo che tuttavia sono state utili sia ai lavoratori che alle imprese, con ciò peraltro introducendo un grave vulnus alla flessibilità in entrata, perché le imprese saranno restie a ricorrervi, e anche a quella in uscita in quanto sarà più difficile, viste le presunzioni di subordinazione che li accompagnano, che questi contratti cessino senza contenzioso».
Però è stato modificato l’articolo 18 che sembrava intoccabile. «Sì, ma al posto di facilitare i licenziamenti per motivi oggettivi, che mi pare fosse l’iniziale proposito della riforma, la nuova legge li complica ancora di più, introducendo vincoli che rischiano di inficiare il buon esito del licenziamento stesso — continua Trifirò —. Anche qui il mio giudizio non è positivo: la legge non semplifica, ma complica le cose. Non spicca per particolare chiarezza. Ad esempio, quali sarebbero gli altri casi in cui non ricorrono la giusta causa o il giustificato motivo soggettivo al di fuori dell’insussistenza o della sproporzionalità degli addebiti o dei vizi di forma? Il rischio è che per una medesima fattispecie vengano applicati criteri diversi di giudizio, il che rende sempre più incerta la gestione delle risorse umane».
La svolta
Il giudizio sull’articolo 18 e sulle norme sui licenziamenti però comprende anche motivazioni più ampie che ne esaltano gli aspetti positivi. «Si tratta di un passaggio storico — sottolinea Franco Toffoletto, socio dello studio Toffoletto De Luca Tamajo —. Per quanto imprecisa e perfettibile questa legge scardina il sistema precedente, mette in dubbio l’intoccabilità del reintegro. L’effetto positivo di questo cambiamento sarà incalcolabile, soprattutto all’estero. Eravamo rimasti gli unici a non avere il reintegro come possibilità giuridica, adesso acquisiremo credibilità anche a livello internazionale». Le polemiche e le contestazioni non mancano: la nuova disciplina delle partite Iva, l’apprendistato, l’agevolazione dei contratti a tempo indeterminato rispetto a quelli a tempo determinato. «Tutti palliativi — taglia corto Toffoletto — nessuno di questi provvedimenti incrementerà l’occupazione nel nostro Paese. La stretta sulle partite Iva, fatta così, ha poco senso e la diversa tipologia dei contratti non cambierà l’andamento del mercato. Completare una riforma era indispensabile per vari motivi, andava fatto ed è stato fatto. Adesso l’auspicio è che si possano aggiustare le tante storture. Interi passaggi della legge vanno riscritti e ripensati per non vanificare l’effetto positivo che questo testo avrà all’estero, almeno in una prima fase».
All’estero
L’impatto della riforma sugli osservatori esteri è un elemento talmente importante che un prestigioso studio legale internazionale come Chiomenti ha organizzato un workshop a Londra per spiegare il provvedimento a potenziali investitori stranieri. «L’idea è stata accolta con entusiasmo dalla nostra ambasciata in Inghilterra — spiega Annalisa Reale, responsabile del dipartimento Diritto del Lavoro di Chiomenti studio legale — questa riforma del lavoro rappresenta un passo avanti fondamentale per la reputation del nostro Paese all’estero. Una diversa disciplina dei licenziamenti e una legislazione più flessibile in tema di lavoro viene considerato uno dei presupposti fondamentali nella valutazione di un Paese su cui investire».
A Londra erano presenti banche d’affari, fondi di private equity e fondi sovrani: nomi prestigiosi come Merryl Linch, Morgan Stanley, Goldman Sachs o BlackRock. «Abbiamo spiegato la nuova disciplina dell’articolo 18 ma anche la creazione di un canale preferenziale per le cause di lavoro, aspetto anch’esso fondamentale perché non bisogna dimenticare che per gli investitori è indispensabile sapere che ci si trova in presenza di certezza di diritto in tempi brevi e con regole chiare».

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