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Riforma Irpef e investimenti al 3%

La battaglia dell’Iva che in questi giorni ha diviso il governo piomba anche sulla stretta finale dei lavori per il Piano nazionale di riforma, la base per il Recovery Plan che l’Italia punta a presentare a settembre per ottenere gli aiuti comunitari. Nel testo elaborato al ministero dell’Economia, al centro anche ieri di riunioni in vista del passaggio in consiglio dei ministri che dovrebbe arrivare entro il 30 giugno, si delinea l’architettura di una strategia basata su cinque priorità: fisco per la crescita, mercato del lavoro e investimenti in formazione, riforma del welfare, produttività e rilancio degli investimenti pubblici e privati. Ma del taglio Iva non si parla espressamente. Anzi. La «revisione complessiva del sistema fiscale», al centro della prima delle cinque priorità, parte dalla constatazione che «le Raccomandazioni della Commissione europea richiamano l’Italia» a una riforma per «trasferire l’onere fiscale dal lavoro ad altre voci», come si legge a pagina 56 della bozza di Pnr, dove il capitolo che prospetta «un nuovo sistema fiscale pro crescita» spiega che «l’elevato cuneo fiscale – pari in media al 48% del costo del lavoro – richiede interventi diretti a favorire sia maggiori margini di competitività delle imprese, sia una retribuzione proporzionata e dignitosa al lavoratore». In quest’ottica i tre miliardi della legge di bilancio 2020, che dal mese prossimo alzeranno la busta paga dei dipendenti fino a 40mila euro di reddito lordo annuo, sono il «primo passo»: il prossimo, secondo il Mef, dovrà essere una riforma che «riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale».

Certo, essendo «complessiva», la riforma guarda sia alle imposte dirette sia alle indirette, ma la direzione è chiara. E soprattutto è significativo il richiamo alle Raccomandazioni comunitarie. Perché l’allineamento alle indicazioni Ue è il filo rosso lungo tutti i capitoli del Pnr, che quest’anno ha davvero un’importanza strategica come base del Recovery Plan domestico per ottenere gli aiuti Ue: che, come chiarito dalla Commissione, non saranno concessi al buio ma dipenderanno dalla valutazione sui piani presentati dai Paesi.

La strategia italiana, spiega il ministro dell’Economia Gualtieri nell’introduzione al Pnr, «si baserà sul rilancio degli investimenti, su un incremento della spesa per ricerca e istruzione e su riforme mirate a incrementare la competitività, l’equità e la sostenibilità sociale e ambientale del Paese» Interventi che viaggeranno con le misure «per il rilancio di importanti filiere e settori produttivi, quali la sanità, il turismo e i trasporti, le costruzioni, l’energia, la siderurgia, l’auto e la componentistica».

Perché i fondi Ue non servono a tagliare le tasse in Italia. Ma sono determinanti per creare le condizioni di una ripresa nella quale tentare davvero le due mosse chiave per la finanza pubblica: l’alleggerimento della pressione fiscale e gli «ambiziosi obiettivi per i saldi di bilancio» evocati da Gualtieri nell’introduzione per avviare il «rientro dall’elevato debito pubblico» gonfiato dalla crisi. Per tagliare il debito non si parla di privatizzazioni, parola assente dalle 136 pagine della bozza, ma di una «crescita economica assai più elevata che in passato», indicata da Gualtieri nel documento come condizione per centrare questi obiettivi. Per raggiungerla, il governo punta grazie agli aiuti Ue a riportare in quattro anni gli investimenti pubblici al 3% del Pil (oggi sono al 2,3%), con la riforma degli appalti, il rilancio di Impresa 4.0 e l’attuazione del Green and Innovation New Deal. Per aumentare la produttività si mette in agenda una riforma della contrattazione che incentivi i livelli decentrati, mentre l’attuazione del Family Act e un Codice sulla disabilità dovranno superare la fase emergenziale degli aiuti alla famiglia. Sempre che la maggioranza riesca a trovare in tempo utile una linea comune su fisco, appalti, semplificazioni, disavanzo, aiuti ai settori. E sul Pnr.

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