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Riforma forense senza pace

Riforma forense ferma (neanche) a metà. Su 18 decreti attuativi previsti dalla legge 247/ 2012 in capo al ministero della giustizia, due sono stati annullati (e su uno in vigore è stato predisposto ricorso), due attendono ancora l’emanazione da parte del ministero, quattro la conclusione dell’iter dei pareri mentre per altri tre la delega è scaduta: per uno nel 2013 e per due nel 2015.

Questo il quadro che emerge da un’analisi condotta da ItaliaOggi su una vicenda che sta diventando sempre di più oggetto di contenzioso visti i numerosi ricorsi presentati (e in alcuni casi al momento vinti, come accaduto per le specializzazioni forensi) da parte di diverse associazioni della categoria ma non solo: basti pensare che le norme sulle elezioni sono state impugnate da 50 ordini territoriali. Con il risultato che, al momento, il futuro del nuovo ordinamento forense si sta giocando più al Tar che sul campo delle rinnovate competenze e opportunità per gli avvocati. Dopo le elezioni forensi, ancora in cerca di nuova veste normativa, il giudice amministrativo ha infatti bocciato in parte il regolamento ministeriale sulle specializzazioni degli avvocati, rinviando la palla a Via Arenula che deve in sostanza riformulare l’elenco delle aree di specializzazione (si veda ItaliaOggi del 15 aprile 2016). Mentre pendono i ricorsi contro il regolamento del Cnf per diventare cassazionisti (presentato da Anf) ed è stato predisposto un ricorso contro il regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione forense (da Agifor). Inoltre, ha suscitato diverse proteste, da parte della categoria, la nuova disciplina sulla formazione dei praticanti avvocati, che attende i pareri di Consiglio di stato e Parlamento.

L’attuazione della riforma. L’attuazione della legge n. 247/2012 è ormai arrivata al rush finale. Il Cnf ha emanato tutti i regolamenti di competenza, mentre il ministero della giustizia, a fronte di un iniziale immobilismo durato fino all’insediamento dell’attuale ministro Andrea Orlando, è vicino al completamento dell’opera di attuazione, con il nuovo esame di stato e le regole per verificare l’esercizio continuativo della professione forense, entrati in vigore il 22 aprile scorso. Il nuovo tirocinio e il tirocinio presso gli uffici giudiziari sono, poi, ormai prossimi alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, mentre altri quattro regolamenti sono già stati scritti in bozza e stanno completando l’iter dei pareri. A livello attuativo, resta quindi da sciogliere un unico nodo importante: quello delle società tra avvocati. La delega di sei mesi imposta dalla riforma forense è infatti ormai ampiamente scaduta e la partita, attualmente, si sta giocando all’interno del ddl Concorrenza, che prevede la possibilità, per gli studi legali, di ricorrere al socio di puro capitale.

I ricorsi. Quasi ogni provvedimento attuativo della legge n. 247/2012 è stato oggetto di polemiche interne alla categoria, con le associazioni e l’Organismo unitario dell’avvocatura che hanno criticato i regolamenti più importanti per il futuro della professione, arrivando spesso all’impugnazione al Tar: elezioni dei Consigli dell’ordine, specializzazioni, cassazionisti, requisiti per la permanenza nell’albo. Nel caso delle elezioni la sentenza dei giudici amministrativi di annullamento del regolamento ha provocato uno tsunami: oltre 50 ordini territoriali hanno impugnato al ministero della giustizia l’esito delle elezioni svolte secondo regole poi bocciate dal Tar. A quasi un anno dalla sentenza, il ministro della giustizia Orlando ha assicurato che la proposta normativa elaborata «troverà a breve spazio in un adeguato veicolo normativo». Quanto alle specializzazioni, invece, la recente sentenza del Tar Lazio ha bocciato le 18 aree di specializzazione previste dal decreto, all’interno delle quali l’avvocato può sceglierne fino a due per diventare specialista. Secondo i giudici amministrativi, Via Arenula dovrà riscrivere l’elenco seguendo un «principio logico» nella scelta delle materie, che al momento, secondo il Tar, «non è dato cogliere». Pendenti, inoltre, ci sono i ricorsi contro il regolamento per diventare cassazionisti presentati da giovani avvocati da tutta Italia affiancati dalla sedi Anf di Bergamo, Napoli, Pescara, Bari, Vasto, Salerno. Infine, Agifor ha predisposto un ricorso da presentare al Tar Lazio per ottenere l’annullamento del regolamento che fissa i requisiti di permanenza nell’albo, «non grazie alla dedizione esclusiva alla professione o alla osservanza delle regole deontologiche ma sulla base del numero di pratiche e di affari e altri canoni censuari», recita il comunicato dell’associazione dei giovani avvocati.

Gabriele Ventura

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