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Riforma forense, ritorno al passato

È scontro governo-parlamento sulla riforma forense. L’esecutivo è infatti andato sotto ieri alla Camera su un emendamento che sopprimeva l’articolo 13 del ddl, sulle tariffe professionali. Mentre è passata una norma che riserva l’attività di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale agli avvocati, contro la quale sono già insorte le categorie che svolgono lo stesso tipo di attività.

Insomma, per il ministro della giustizia, Paola Severino, questa prima giornata di votazioni sul ddl che riordina la professione forense è stata una Caporetto. Ma vediamo nel dettaglio quanto accaduto ieri in Aula nel primo giorno dedicato alle votazioni sulla riforma forense, già approvata dal Senato.

Governo battuto. Il sottosegretario alla Giustizia, Salvatore Mazzamuto, ha presentato un solo emendamento al disegno di legge, che sopprimeva interamente l’articolo 13 (conferimenti dell’incarico e tariffe professionali), considerato dall’Esecutivo «in assoluto contrasto» con il decreto liberalizzazioni e con il decreto ministeriale sui parametri. Ma è stato respinto dall’Aula, che ha invece approvato l’emendamento della Commissione che riformula l’articolato, introducendo, tra l’altro, la possibilità, per i consigli dell’ordine, di esprimere pareri sui compensi in caso di controversie tra avvocato e cliente. Un emendamento sul quale inizialmente l’esecutivo ha espresso parere «del tutto contrario», salvo poi, dopo la votazione, rimettere la decisione all’Aula. «Il governo», ha detto Mazzamuto nel corso del dibattito, «ha apprezzato alcuni passi avanti della Commissione, per esempio sulla questione della libera determinazione del compenso, ma ci sono altri aspetti di quella norma che creano uno statuto speciale della professione forense che è in contraddizione con lo spirito attuale della legislazione in materia di professioni». «Allora», ha proseguito il sottosegretario, «perché qui deve valere il principio della richiesta e altrove no? Perché i consigli dell’ordine qui devono essere deputati a dare pareri mentre gli altri ordini pareri sui compensi non ne possono dare? Ci sono tanti motivi, quindi, che, francamente, hanno convinto il Governo a non sposare questa posizione». Sul punto il relatore al testo, Roberto Cassinelli (Pdl), ha affermato che «bisogna prendere atto favorevolmente che il governo ha riconosciuto lo sforzo che la Commissione e il Comitato dei nove hanno fatto, dedicando molta fatica e molte ore a questo articolo 13, dal quale comunque sia viene espunta la parola «tariffe», elemento che è certamente per il Governo importante e significativo».

Attività riservata. L’esame dell’Aula è arrivato fino all’articolo 18, e sono stati approvati tutti gli articoli dall’1 al 17. Tra gli altri, è stato approvato un emendamento all’articolo 2 (Disciplina della professione di avvocato), e in particolare al comma 6, dove si prevede che: «fuori dai casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale è di competenza, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, degli avvocati». L’Aula ha approvato poi l’articolo 5, interamente emendato, che delega al governo per la disciplina sulle società tra avvocati, senza socio di puro capitale. Approvato in forma emendata anche l’articolo 9 sulle specializzazioni. La norma approvata prevede un doppio binario per acquisire il titolo di specialista: percorsi formativi di specializzazione a prescindere dall’età o comprovata esperienza con una anzianità di iscrizione all’albo di otto anni. In mattinata gli articoli 2 e 5 erano stati accantonati dall’Aula per poi essere approvati nella sessione pomeridiana. Soddisfatto dal lavoro svolto dal Parlamento l’Organismo unitario dell’avvocatura, guidato da Maurizio de Tilla.

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