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Riforma forense, 25 mosse per partire

Venticinque tasselli attuativi da posizionare nell’arco di due anni, con la possibilità di aggiustare il tiro nei successivi quattro: si annuncia lungo e non senza incognite il percorso verso la composizione del mosaico della riforma forense, destinata a incidere sugli oltre 247mila avvocati italiani e sui loro clienti.
Il testo – approvato il 21 dicembre dal Senato, subito prima delle dimissioni del Governo, e promulgato il 31 dicembre dal Presidente della Repubblica – attende il visto del ministro della Giustizia per approdare in «Gazzetta Ufficiale». Ma con l’entrata in vigore della legge – 15 giorni dopo la pubblicazione in «Gazzetta» – partirà solo un numero limitato delle nuove disposizioni. Nei fatti, piuttosto, si aprirà un periodo transitorio durante il quale si continueranno ad applicare in larga misura le regole del passato, in attesa che gli organismi chiamati in causa dalla legge mettano a punto i provvedimenti per l’attuazione delle novità.
A partire dal (prossimo) Governo. La riforma forense contiene infatti alcune deleghe per l’Esecutivo; che, in primo luogo, è incaricato di emanare – entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge – un decreto legislativo per disciplinare l’esercizio della professione forense in forma societaria. Mentre i tempi si allungano – a 24 mesi dall’entrata in vigore della riforma – per i decreti legislativi destinati, da un lato, a regolare la difesa d’ufficio e, dall’altro, a veicolare un progetto ambizioso, l’elaborazione del Testo unico delle disposizioni in vigore in materia di professione forense.
Ma il compito di rendere operative le nuove disposizioni è affidato perlopiù ai regolamenti del ministro della Giustizia e alle decisioni del Consiglio nazionale forense, l’organo di vertice dell’avvocatura. Tra l’altro, il Guardasigilli deve definire come si svolgeranno i tirocini, i corsi di formazione che i praticanti dovranno frequentare e gli esami di Stato. Nel frattempo, per i prossimi due anni, si continueranno ad applicare le vecchie regole. A partire subito è solo la riduzione a 18 mesi della pratica, già decisa, peraltro, dal Dpr di riforma delle professioni (137/2012) in vigore dallo scorso agosto. Inoltre, dovrà essere il ministro della Giustizia a individuare le categorie di professionisti che potranno costituire, con gli avvocati, le associazioni multidisciplinari, a stabilire come i legali si dovranno muovere per poter acquisire il titolo e presentarsi ai clienti come “specialisti” in una determinata materia, e a definire i “parametri” che, dopo l’addio alle tariffe, i giudici potranno usare come riferimento per liquidare i compensi agli avvocati se manca l’accordo con i clienti. Mentre il Consiglio nazionale forense dovrà, tra l’altro, mettere a punto il nuovo codice deontologico (entro un anno), ridisegnare i contorni dell’aggiornamento per i professionisti e avviare la Scuola superiore dell’avvocatura, che sarà necessario frequentare per ottenere il patrocinio di fronte alle giurisdizioni superiori (ma per i prossimi tre anni restano confermate le vecchie regole per cui basta, in pratica, maturare 12 anni di iscrizione all’albo degli avvocati).
In questo quadro, quali sono le novità che si applicano subito, con l’entrata in vigore della riforma? Tra le altre, ci dovrebbero essere quelle sul segreto, sulle incompatibilità con l’esercizio della professione e sull’obbligo per gli avvocati, su richiesta dei clienti, di fornire un preventivo scritto dei costi. A chiarire in modo dettagliato quali siano le disposizioni applicabili nell’immediato, dovrebbe intervenire a breve lo stesso Consiglio nazionale forense con una circolare dedicata agli indirizzi interpretativi sulla riforma. Il rischio, durante il periodo transitorio, è che si alimenti la confusione su quali norme applicare in alcuni settori più travagliati. «È il caso dei parametri – sottolinea Dario Greco, il presidente dell’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati – e del procedimento disciplinare»: in attesa delle nuove norme attuative della riforma forense, resta dubbio se utilizzare le disposizioni dettate anche per gli altri professionisti la scorsa estate ma contestate dai legali.

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