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Riforma fiscale, rispunta il catasto Più spazio alla e-fattura

La nuova riforma fiscale prova a imbarcare anche la revisione del catasto e un robusto capitolo di lotta all’evasione incentrata sull’obiettivo di rafforzare operativamente gli incroci fra le banche dati. E per chiudere il cerchio su chi prova a eludere gli obblighi tributari, la nuova delega proverebbe a chiudere il perimetro dell’obbligo di fatturazione elettronica con un’estensione alle categorie che fin qui sono state esentate. In un menu che naturalmente contemplerà la ridefinizione dell’Irpef per ridurre il carico fiscale sul lavoro rispettando il principio della progressività e l’addio all’Irap per ridurre il carico fiscale sulle imprese.

Il testo del disegno di legge delega sul nuovo fisco è stato definito e nel fine settimana è stato inviato a Palazzo Chigi. L’obiettivo del Governo è quello di arrivare a un via libera in consiglio dei ministri già questa settimana o al massimo la prossima, mentre l’altra riforma attesa da luglio, quella della concorrenza, sembra più lontana dal traguardo Anche sul fisco, però, il lavoro è stato condotto fin qui sul piano tecnico, e i partiti della maggioranza si attendono un confronto politico prima dell’approdo in consiglio dei ministri.

Tra le misure divisive, tanto da essere stato espunto dalla risoluzione parlamentare sulla riforma fiscale approvata l’estate scorsa dalle due Camere, c’è appunto la revisione del Catasto. La riforma delle tasse sul mattone non piace a buona parte della maggioranza. Ma a chiederla con insistenza sono tutti gli organismi internazionali, dalla Commissione europea all’Ocse. «È vero che il documento delle commissioni non suggerisce la revisione del Catasto – ragiona un esponente della maggioranza – ma nemmeno la stoppa perché l’accordo ha semplicemente deciso di ignorare il tema».

Tra le ragioni che spingono a inserire il Catasto nella riforma non c’è tanto un aumento del gettito sul mattone, ma l’esigenza di affrontare i tanti problemi di equità di un sistema che nonostante i vari interventi di manutenzione ordinaria continua a trattare spesso immobili di pregio nelle zone centrali delle città molto meglio di case che hanno un minor valore effettivo ma hanno il difetto di essere più recenti, e di essersi quindi vista attribuire una rendita più vicina alla realtà. In questa chiave riprenderebbe quota un riordino complessivo, con la rideterminazione delle destinazioni d’uso dei vari immobili, distinguendoli tra ordinari e speciali, con un capitolo a parte per quelli coperti dai beni culturali. Ma soprattutto con il passaggio dal «vano» al metro quadrato come unità di misura per la determinazione del valore patrimoniale. In sostanza il processo estimativo dei cosiddetti immobili ordinari utilizzerebbe il metro quadrato come unità di misura, specificando i criteri di calcolo della superficie dell’unità immobiliare. Mentre per quelli speciali potrebbero entrare in gioco funzioni statistiche per determinare valore di mercato, localizzazione e caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale. Le chance di successo del progetto, oltre che su una quadra politica che si annuncia complicata, si basano sulla sinergia tra Entrate e Comuni nella determinazione dei nuovi valori catastali dei beni e nel loro aggiornamento periodico.

La revisione del Catasto dovrebbe poggiare poi su una nuova emersione dei cosiddetti immobili fantasma. Negli ultimi anni l’agenzia delle Entrate ha realizzato una nuova e sofisticata mappatura catastale dei beni immobiliari su tutto il territorio nazionale sovrapponendo rilievi areofotogrammetrici agli elaborati catastali.

Un altro filone inserito al centro della bozza di legge delega preparata in queste settimane è il contrasto all’evasione con un intervento mirato sulla fatturazione elettronica, e soprattutto su un riequilibrio tra i principi della tutela della privacy e quelli di lotta al sommerso più efficace rispetto al quadro attuale. L’obiettivo è quello di rimuovere gli ostacoli che spesso impediscono all’amministrazione finanziaria di beneficiare dei tanti numerosi vantaggi che oggi offrono la digitalizzazione degli adempimenti fiscali e delle informazioni acquisite nei data base della Pa e la piena interoperabilità delle stesse banche dati.

Un esempio sulle potenzialità inespresse della digitalizzazione degli adempimenti fiscali è la fatturazione elettronica e in particolare sulle possibili esenzioni. Per superare questi “buchi” informativi, la delega potrebbe prevedere l’estensione generalizzata dell’obbligo di fatturazione elettronica anche per quelle partite Iva oggi esentate. Si tratta in particolare di associazioni e società sportive dilettantistiche che abbiano conseguito proventi da attività commerciali per un importo non superiore ai 65mila euro, operazioni sanitarie e soprattutto dei cosiddetti forfettari, cioè gli autonomi interessati dalla Flat Tax del 15%. Ma anche qui il terreno è delicato: non solo sul piano politico, con le ovvie resistenze da parte del centro destra, ma anche su quello giuridico, perché per procedere il governo dovrebbe ottenere l’avallo di Bruxelles.

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