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Riforma fiscale Dieci miliardi per tagliare l’Irpef

La cifra sulla quale si ragiona all’interno della maggioranza è almeno di dieci miliardi. I paletti sul merito, ma non ancora sulle risorse, li ha autorevolmente posti il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nell’intervista a Repubblica: riduzione dell’Irpef dal prossimo anno, finanziata «in parte con una riforma delle detrazioni e dei sussidi ambientali dannosi e in parte col contrasto all’evasione ». Orientamento del ministro: «apprezzamento» del modello tedesco di progressività con «aliquota continua».
L’endorsement di Gualtieri ha dato un punto fermo al dibattito, partito prima dell’emergenza Covid, e che ora in vista della prossima legge di Bilancio riprende fiato anche perché la questione fiscale preme e il centrodestra è pronto a impugnare nuovamente l’arma della flat tax, assai costosa, per molti irrealizzabile ma dotata del fascino del populismo fiscale.
Se i sindacati, con Domenico Proietti della Uil, chiedono al governo di aprire un confronto sul tema fiscale, all’interno della maggioranza già arriva un primo “no” al modello tedesco da parte del presidente renziano della Commissione Finanze della Camera Luigi Marattin per il quale il sistema è troppo «complesso». Glissano per ora i Cinque Stelle che tuttavia restano posizionati su una proposta che diminuirebbe le aliquote dalle attuali cinque a tre e soprattutto a maggio, quando si cominciò a parlare di Recovery Fund con diverse dichiarazioni di Di Maio, Crimi e Castelli, indicarono nei fondi europei una delle fonti di copertura. Prospettiva che vede invece il “no” del Tesoro perché la riforma fiscale si protrae negli anni mentre i fondi del Recovery sono una tantum. Da notare tuttavia che tra le risorse indicate da Gualtieri per coprire l’atteso taglio dell’Irpef nel prossimo anno c’è anche un taglio dei sussidi ambientalmente dannosi, battaglia storica della vice ministra Laura Castelli (M5S) che prevede riduzioni di agevolazioni che vanno dal gasolio agricolo ai carburanti per aerei e navi fino al diesel.
Dopo la sortita del ministro gli occhi si sono rivolti così al modello tedesco. Il paper che lo propone e lo adatta all’Italia è uscito in forma completa in aprile sulla rivista “Politica economica” del Mulino a firma di Ernesto Longobardi, Corrado Pollastri e Alberto Zanardi. La formula ha avuto vari consensi all’interno del Pd: prevede al posto delle attuali cinque aliquote, una sola aliquota “personalizzata”. In una sorta di tax calculator verrebbe digitato il reddito imponibile e indicata la categoria di appartenenza – autonomo, dipendente o pensionato che, come è noto, prevedono detrazioni differenziate o particolari bonus (come i celebri 80 euro destinati solo ai lavoratori dipendenti). A quel punto, con un click, apparirebbe l’aliquota media, cioè la percentuale di tasse sul reddito lodo. Per avere l’imposta netta da pagare basterà sottrarre le comuni detrazioni per le varie spese incentivate. La progressività sarà assicurata, anzi nel modello dei tre economisti si blocca il meccanismo che potrebbe diventare iperprogressivo al crescere del reddito con un tetto al 43 per cento (l’attuale aliquota massima). La piallatura delle aliquote, sottolinea la proposta, consentirebbe anche di evitare il problema principale che oggi si pone: il salto di aliquota con straordinari o aumenti contrattuali o il problema delle detrazioni decrescenti in presenza di aliquote crescenti al salire del reddito.
Sarà questa la riforma? L’altra proposta sul tavolo della maggioranza resta quella più minimale. L’obiettivo prioritario sarebbe quello del taglio e accorpamento delle aliquote che da 5 scenderebbero a 4: in particolare le due centrali, quella del 38 per cento (tra i 28 e i 55 mila euro) e quella superiore del 41 per cento (tra i 55 mila e i 75 mila euro lordi) già piuttosto vicine potrebbero essere accorpate a quota 36 per cento. Con la spesa di 4-5 miliardi si favorirebbero 8,2 milioni di contribuenti.
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