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Riforma fiscale, costo salato da oltre 13 mld

Riforma fiscale da oltre 13 mld. Con un conto che potrebbe crescere e superare anche i 20 mld a seconda di come si sceglierà di far operare le modifiche al sistema fiscale italiano. Per esempio l’abolizione dell’Irap sulle pmi potrà avere un costo, per l’erario, pari a 3mld di euro, un conto però che potrebbe arrivare a crescere fino a 11 mld, nel caso in cui il taglio si estenda a società di capitali, srl e spa. Dieci miliardi l’alleggerimento del terzo scaglione Irpef e l’aumento della no tax area a 10 mila euro. Sono queste alcune cifre che circolano negli ambienti vicini al ministero dell’economia, dove al momento si stanno sintetizzando le proposte della commissione bicamerale sulla riforma dell’Irpef presentata e trasmessa dal parlamento lo scorso 30 giugno (si veda ItaliaOggi del 29/6/21).

Il documento rappresenta al momento il canovaccio su cui preparare il disegno di legge delega. Il tempo è agli sgoccioli, la legge delega è attesa nel consiglio dei ministri di fine luglio.

Le cifre di finanziamento della riforma saranno poi indicate in dettaglio nella legge di bilancio 2022. E dopo l’approvazione della legge delega sarà compito di una commissione di tecnici dar attuazione ai contenuti della legge delega attraverso i decreti attuativi.

Le cifre stimate si scontrano però con le risorse attualmente previste a legislazione vigente. La legge di bilancio del 2020 aveva già messo in cantiere una cornice di riforma fiscale destinando all’operazione due miliardi. Degli 8 originariamente stanziati, 6 miliardi sono stati previsti per la riforma dell’assegno unico presentato come anticipo proprio della riscrittura del sistema fiscale. Sul sentiero stretto delle risorse attuali si è fermato ieri Antonio Misiani, già viceministro dell’economia durante il governo Conte e ora responsabile economico del Pd, intervenendo al convegno della Uilpa sull’evasione fiscale (si veda altro articolo in pagina): «La riforma fiscale ha uno stanziamento, a legislazione vigente, da 1 a 2 mld di euro dal 2023 e il ministro dell’economia Daniele Franco ha detto che riforma fiscale va attuata in equilibrio prospettico del bilancio pubblico e non in deficit. Gli stanziamenti sono limitati e questo renderà necessaria la scelta di priorità rispetto alle proposte che abbiamo presentato nel documento parlamentare sull’evasione fiscale. Se la riforma non conterrà misure coraggiose di recupero degli oltre 100 mld di evasione non si potrà parlare di nessuna vera riforma fiscale nel nostro paese», ha concluso Misiani.about:blank

Sui costi delle singole voci ci sono delle stime. Per quanto riguarda il taglio delle micro tasse, l’operazione genererebbe un costo per lo stato pari a 680 mln di euro. Per l’Irap, il documento parlamentare auspica la sua messa in pensione: «Nell’ottica di una semplificazione del sistema tributario», si legge nel testo, «e all’interno di un complessivo quadro di riforma in cui valutare gli aspetti di redistribuzione del carico fiscale, la commissione concorda sulla necessità di una riforma che porti al superamento dell’Imposta regionale sulle attività produttive».

La stima di spesa per l’erario, in questo caso va valutata ipotizzando una manovra ridotta solo per le pmi già gravati da versamenti Ires/Irpef o da una manovra a più ampio raggio. Nel primo caso il costo è più contenuto 3 mld, più ampia invece la richiesta di risorse, fino a 11 mld se l’abolizione arriverà a toccare anche srl e spa.

Zero costi per la rimodulazione degli acconti o per l’abrogazione della ritenuta d’acconto a patto che la modifica del meccanismo si attui tra il 17 dicembre e il 31 dicembre 2021 altrimenti, se si facesse decorrere l’abrogazione dal primo gennaio 2022, si dovrebbe prevedere uno stanziamento di risorse pari a 11 mld di euro. «L’abolizione della ritenuta d’acconto del 20% puo’ non costare nulla se realizzata tra il 17/12 e il 31/12», spiega Alberto Gusmeroli, deputato della Lega.

Altro discorso è quello sulla no tax area. Anche in questo caso si tratta di scelte sull’impatto della riforma. Se la riforma riguarda solo l’innalzamento della tax area a 10 mila euro con l’esonero di presentare la dichiarazione si potrebbe verificare un aumento di gettito per lo stato perché andrebbero azzerati per i contribuenti le compensazioni di crediti fiscali in dichiarazione.

Impatto totalmente diverso se si scegliesse di intervenire con l’innalzamento della notax area a 10 mila euro in funzione di franchigia fino al terzo scaglione Irpef (redditi compresi tra 28 mila e 55 mila euro lordi) in questo caso il conto per lo stato sale a 5 mld di euro.

Cinque miliardi di euro è anche la stima per una rimodulazione del terzo scaglione Irpef quello su cui incide maggiormente l’effetto di un Irpef diventata sempre più distorsiva.

«In generale le semplificazioni fiscali e contabili tolgono costi alle imprese per adempimenti e scadenze non diminuendo il gettito per l’erario», auspica Gusmeroli.

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