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Riforma dell’avvocatura in bilico al Senato

Finale di partita al cardioplama per la riforma dell’avvocatura. Il testo è questa mattina all’ordine del giorno dell’aula del Senato, ma solo come ultimo punto. Il che rende assolutamente incerta la sua approvazione in una giornata che potrebbe essere l’ultima utile prima dello scioglimento delle Camere.
Per il ministro della Giustizia, Paola Severino, il nuovo ordinamento forense non è una priorità (e si sapeva). Tanto che ieri tutto l’impegno del ministro è stato sul fronte dell’approvazione del disegno di legge sulle misure alternative al carcere, per il quale ha dichiarato dall’Aula di Palazzo Madama «non mi muoverò di qui».
E le difficoltà per il possibile smottamento di un disegno di legge che è al Senato in terza lettura dopo un iter parlamentare assai tormentato trovano eco nelle parole di uno dei parlamentari che più si è speso per la riforma, il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, che ieri ha lasciato il Pdl per approdare al nuovo gruppo Centrodestra nazionale: «Esprimo il mio dissenso in ordine al nuovo calendario dei lavori del Senato che ha fatto slittare la riforma forense all’ultimo punto, dopo i documenti di giunta e dopo il disegno di legge sulle misure alternative al carcere». Per Berselli «la riforma forense è largamente condivisa dal Parlamento e dall’avvocatura ed è attesa da quasi ottant’anni. L’esame del provvedimento – ricorda Berselli – risale all’inizio di questa legislatura ed è stato oggetto di un serrato confronto tra tutti i gruppi parlamentari e le varie anime dell’avvocatura. Si trova al Senato in terza lettura. L’attuale calendario mette fortemente a rischio la sua approvazione. Questo è incomprensibile. A meno che, così facendo, non si sia cercato di affossarla».
E a mobilitarsi è anche l’avvocatura. Con una lettera inviata a tutti i senatori, il presidente del Cnf, Guido Alpa, sottolinea che «in assenza della riforma, le regole sopravvissute alla legge del 1933 e agli interventi del regolamento delle professioni non consentirebbero all’avvocatura, alle sue istituzioni e alla difesa dei diritti dei cittadini di poter contare su una solida base normativa. È quindi una grave responsabilità che si assumono coloro che vogliono ritardare l’approvazione, ostacolare l’iter con emendamenti fasulli o addirittura con proposte apparentemente migliorative che ne determinerebbero il fallimento attesi i tempi stretti della legislatura». E le Camere penali chiedono di evitare uno «schiaffo all’avvocatura».

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