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«Riforma dell’assistenza o taglio delle agevolazioni»

di Mario Sensini

ROMA — Sorpresa: anche la delega per la riforma fiscale e dell’assistenza contribuirà alla riduzione del deficit pubblico. Ed in modo consistente, perché da lì dovranno uscire 17 miliardi di euro, 2 nel 2013 e 15 l’anno successivo, sugli oltre 60 necessari nei prossimi tre anni per far quadrare i conti. «Se devi fare quelle cifre lì non le puoi fare sull’esistente, non puoi stare nel sistema che ha prodotto il deficit» spiega il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Il suo piano è recuperare le risorse necessarie al pareggio di bilancio con una revisione e un riordino profondo di tutte le prestazioni assistenziali, «da concentrare a favore di chi ha realmente bisogno» dice. Prontissimo «a sostenere la battaglia politica sull’assistenza in campagna elettorale» , ma anche a blindare la manovra di risanamento, che per lui resta prioritaria, con una «clausola di salvaguardia» . E il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha firmato il decreto delle manovra che è stato pubblicato ieri sera stesso sulla «Gazzetta Ufficiale» . In una nota il Quirinale «rileva altresì che il decreto-legge prevede gran parte della manovra necessaria per raggiungere il pareggio del bilancio entro il 2014; per la restante parte si dovrà procedere con gli ordinari strumenti di bilancio relativi al triennio 2012-2014 e i relativi disegni di legge collegati» . Come dire che il decreto, da solo, non basta. Ma torniamo ai conti. Il Tesoro ha stabilito un principio: se per qualsiasi motivo il governo non dovesse riuscire a portare a casa la riforma dell’assistenza, nel 2013 e nel 2014 scatterebbe automaticamente un taglio del 15%di tutte le detrazioni, deduzioni e agevolazioni fiscali, una sforbiciata che porterebbe in cassa i 17 miliardi necessari. La blindatura effettiva della manovra antideficit avverrà nei fatti solo a settembre, quando i 17 miliardi di risparmi attesi (dall’uno o dall’altro fronte) saranno formalmente iscritti nella Legge di Stabilità del prossimo triennio. Se dovesse scattare la clausola di salvaguardia, in ogni caso si ridurrebbero i margini per la riduzione delle aliquote fiscali, che si immaginava di finanziare ricorrendo in buona parte proprio allo sfoltimento della giungla degli sconti fiscali, che sono 460 e si mangiano ogni anno 170 miliardi. Così, se si farà la riforma dell’assistenza, resterà anche lo spazio per l’abbattimento delle tasse. Altrimenti non si farà né l’una né l’altra cosa. A meno di non proporre una strada diversa per centrare gli obiettivi europei. «Chi non crede nella delega nel 2013 dovrà comunque presentare proposte alternative» dice il ministro, rivolto indirettamente all’opposizione. Che tanto bene non l’ha presa. «Dire che con la delega si fanno 17 miliardi e che se non sarà così si taglieranno proporzionalmente le detrazioni e le agevolazioni fiscali è inaccettabile. È una manovra elettorale da Dottor Stranamore» dice il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. «Non si dica che il governo sta rinviando al futuro il risanamento» sottolinea dal canto suo Tremonti. «Noi ci prendiamo la responsabilità politica e l’impegno di riformare l’assistenza e lo facciamo subito» aggiunge. Convinto che proprio in quel filone della spesa pubblica, dove negli anni si sono scaricati favori e compiacenze politiche, ci siano da risparmiare moltissimi sprechi. «È ora che il fisco faccia il fisco, e finanzi il bilancio con tre soli regimi speciali per giovani, lavoro e natalità. Ed è ora che l’assistenza faccia l’assistenza, concentrandosi dove c’è effettivo bisogno» dice il ministro. Tra le prestazioni erogate dall’Inps e quelle impropriamente svolte dal fisco, oggi « non solo è possibile, ma è doveroso tagliare » , dice Tremonti, che anche nella conferenza stampa di ieri, insieme a molti colleghi ministri, ha sottolineato come la spesa per le prestazioni di invalidità sia esplosa in quattro anni, passando da 6 a 16 miliardi di euro l’anno, « senza che in Italia, in quello stesso periodo, sia accaduto qualcosa di particolare » . Il ministro ha difeso l’impianto della manovra, « che ci porterà al pareggio di bilancio e che è uscita dal Consiglio dei ministri esattamente come l’avevamo inmente. Ho letto di discussioni complicate, di mie dimissioni. Non c’è stato alcun cambiamento fondamentale ed il testo è stato condiviso » ha detto Tremonti, disposto a ragionare in Parlamento su eventuali modifiche, in particolare per quanto riguarda le pensioni e l’aumento delle tasse sul « deposito titoli » , dal quale arriverebbero circa 9 miliardi nel triennio. « Ogni proposta può essere oggetto di valutazione, purché garantisca saldi invariati » , cioè lo stesso risultato in termini finanziari. « Se ci sono proposte noi siamo ben lieti, ma per esperienza posso dire che si tratta più di una speranza che di una certezza».
 

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