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Riforma del lavoro, avanti tutta

Il presidente dell’Aniem (l’Associazione nazionale delle imprese edili manifatturiere aderente a Confimi Impresa), Dino Piacentini, incoraggia il governo ad andare avanti con il massimo della determinazione sulla riforma del mercato del lavoro e si sofferma su alcuni temi caldi di queste settimane: l’art18, la legge delega sul lavoro, la modifica del ruolo dei corpi intermedi a partire dalle associazioni datoriali e sindacali.

Domanda.Presidente Piacentini, che cosa pensa dell’articolo 18? Lei è per il superamento, per la semplice revisione o per l’abolizione come alcuni suoi colleghi chiedono?

Risposta. Mi permetta di fare un’affermazione chiara e diretta: basta con il tabù dell’art. 18, con i conservatorismi, con la difesa esasperata delle rendite di posizioni da parte di sindacati e Confindustria, con l’arretratezza culturale e ideologica che porta le imprese a perdere competitività e i lavoratori a perdere diritti a cominciare da quello fondamentale al lavoro. Questa discussione mi sembra una coazione a ripetersi di vecchie ideologie e prese di posizione conservatrici.

D. Quindi, se non l’art. 18, di cosa ha bisogno il nostro paese? Qual è la sua proposta?

R. Ciò di cui abbiamo bisogno non può e non deve limitarsi al superamento dell’art. 18, abbiamo bisogno di rinnovare le regole fondamentali che oggi governano il mercato del lavoro, di semplificare e di ridurre il numero dei contratti, di creare le condizioni più favorevoli per l’accesso al lavoro, di stimolare la meritocrazia, di abbattere tutte quelle forme «parassitarie» costituite dalla miriade di enti bilaterali attraverso i quali vengono lucrate risorse imponenti a imprese e lavoratori. Non è un’opportunità, è una necessità ed anche urgente se vogliamo rimettere il sistema Paese in grado di tornare ad essere competitivo.

D. E la legge delega sul lavoro?

R. La legge delega sul lavoro è finalmente un’opportunità per una riforma organica della formazione e dei contratti, per dare semplicità e chiarezza alle regole sul lavoro, in un quadro di uniformità e di garanzie dei diritti fondamentali, ma si litiga su un qualcosa di cui ancora bene non si conosce il contenuto, stiamo parlando di titoli come è logico che sia in una legge delega. E, in questo quadro, alcuni elementi vengono presentati con un po’ di superficialità e diventano oggetto di strumentalizzazioni. Aspettiamo e vediamo che cosa succede. La nostra associazione vigilerà con attenzione sull’iter di approvazione e presenterà le sue osservazioni e sollecitazioni tenendo fermi i punti che hanno contraddistinto la nostra azione.

D. Quindi è soddisfatto delle iniziative che il governo Renzi sta portando avanti?

R. Sono profondamente convinto che nel Paese si avverte un’onda lunga che spinge in direzione del rinnovamento, una sensibilità recepita anche dal presidente della Repubblica, Napolitano che opportunamente ha sottolineato come l’Italia non possa restare «prigioniera di conservatorismi, corporativismi e ingiustizie». Ed è per questo che Aniem da anni, sola in queste battaglie, non può che salutare con soddisfazione l’impegno ostinato di Renzi contro le grandi corporazioni di questo Paese che tentano di ostacolare l’ultima possibilità di salvare il nostro sistema economico attraverso una modernizzazione che ci avvicini agli altri mercati internazionali.

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